Sampdoria-Napoli
non ci sono partite inutili

Per un tifoso, meglio per un tifoso malato, non esistono partite inutili, da non vincere. A me l’adrenalina per gli azzurri in campo viene persino con le amichevoli estive e quando al San Paolo vedo sbucare i giocatori dallo spogliatoio l’emozione è sempre la stessa. Tutto questo per dire che domani mi sintonizzerò su Sky per vedere Sampdoria-Napoli con lo stesso spirito delle altre giornate. Non mi frega nulla del Palermo in Champions e seguirò la lotta per lo scudetto dai sottopancia del video, se mai ci saranno. La fede azzurra è un dono non solo bello e unico, ma infinito, senza scadenza. Ci sarà sempre una partita da giocare. Anche io, domenica scorsa, dopo la vittoria con l’Atalanta ho ripensato a quei sei punti persi con Parma e Fiorentina (senza contare Udine…) che ci avrebbero fatto volare al quarto posto. Ho persino ragionato coi se e coi ma, immaginando Delio Rossi al posto di Walter Mazzarri. Ma quando ho visto la festa in campo e gli spettatori ballare e alluccare “Oi vita oi vita mia”, confesso che ho pianto. Non mi accadeva da anni, per il Napoli. Adesso aspetto la partita con la Samp come se fosse una finale. Non esistono partite inutili. Io voglio sempre vincere. E ricordo la lezione di Salvatore Irolla detto “Sassolino” per distinguerlo dal cugino omonimo, altro mio amico, al Neckarstadion di Stoccarda. Il ritorno della finale di Coppa Uefa. Diciassette maggio millenovecentottantanove, ennesimo anniversario glorioso che cade in questi giorni. Eravamo assiepati in corrispondenza del nostro striscione azzurro “Piano di Sorrento”. La curva sotto la quale il Napoli segnò i suoi primi due gol nel primo tempo. Alemao e Ferrara. Ma la cosa più bella fu il colpo di testa di Diego verso Ciro, dopo l’angolo battuto. Uno a zero, uno a uno, due a uno, tre a uno. Poi lo Stoccarda ci raggiunse. Tre a tre. La partita era ormai finita. L’arbitro fischiò la fine e lo stadio divenne una bolgia. Esultavamo tutti, ebbri di gioia. Tutti tranne “Sassolino”, immobile, con un broncio che stonava con il clima di euforia. Era incazzato nero. Per il pareggio. Fabrizio d’Esposito

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