Caffè, ciucciuvettole
e centravanti

Entro nel bar mentre Gianni, al di là del fumo come un ectoplasma, sta tenendo una specie di comizio: “… eppure io vi dico che questa partita, che non conta niente e che non doveva avere motivazione eccetera, è stata molto importante; e che se fossi Bìgon e Mazzarri ci penserei molto tempo, su questa partita!” Antonio sbuffa dal forno a microonde: “ma che importante e importante! Abbiamo perso, e pure questo conta per noi tifosi, no? E se pareggiavamo in Champions ci andava il Palermo, che a me pure se Zamparini mi sta in canna mi faceva piacere primo perché è una squadra del sud, secondo perché con quell’impegno ci rompevano meno le scatole in campionato e terzo perché così la Sampdoria ci pensava a tenersi a Pazzini, e magari ce lo dava proprio a noi che ci serve come il pane.” Lino scuote la testa calva mentre non rallenta nemmeno il conteggio di una mazzetta da cinque euro: “e sì, quello Pazzini proprio a Napoli viene! Innanzitutto De Laurentìs ci ha il tetto agli ingaggi; poi quelli sono giocatori che ai diritti d’immagine non ci rinunciano, né mo’ e né mai; terzo, se si muove da Genova segue a Marotta e Del Neri a Torino, poi vi faccio vedere. Insomma, è un giocatore che in azzurro non vedremo mai, non vi lusingate. Meglio che guardiamo da un’altra parte, per il centravanti.” Gianni ci tiene a spiegare il perché dell’importanza della partita: “e io vi ripeto, questa partita è stata importante proprio per questo, e vi spiego: siete d’accordo o no, che a centravanti invertiti vincevamo due a zero?” Tutti gli avventori del bar annuiscono come in una coreografia; “e siete d’accordo che a noi ci mancavano i quattro migliori di ogni reparto, e cioè Campagnaro in difesa, Gargano come centrocampista difensivo, Hamsik come centrocampista offensivo e Lavezzi come attaccante?” Gli avventori si guardano perplessi, e poi annuiscono di nuovo; “e siete d’accordo, infine, che la situazione era difficile, loro pieni di motivazioni e con uno stadio pieno e urlante, noi che sesti eravamo e sesti saremmo stati comunque andava la partita?” Ancora tutti d’accordo. E allora? “E allora”, conclude Gianni, “c’è da riflettere su quei giocatori utilizzati poco e niente per infortuni o scelta tecnica, come Cigarini, Santacroce, Zuniga, Dossena e Bogliacino. Se questi riescono a tenere in pugno la partita con la quarta forza del campionato, senza motivazione, che se invece di Denis che segna solo quando è costretto ci sta un attaccante tipo, che so, Inzaghi ne facciamo almeno tre, forse da buttare non sono, no?” Antonio interviene, stavolta dalla postazione – piastra: “puoi avere pure ragione, non dico di no: ma questo vale proprio quando quei quattro non giocano. Lo abbiamo visto, no, che con Hamsik in campo devono giocare per forza due incontristi, e quindi Cigarini non trova spazio. E che Santacroce, e pure Rinaudo se è per questo, se li vuoi in campo devi togliere Campagnaro, Grava o Aronica. Ne’, ma se tu fossi Cigarini non faresti come ha fatto Datolo, che non giocava mai e invece adesso forse va pure ai mondiali con l’Argentina?” Lino dice la sua: “è pure vero però che se vuoi fare un bel campionato, coppa Italia e Europa League in panchina a qualcuno forte lo devi tenere, no? Se no quando Quagliarella si fa squalificare per tre giornate devi mettere a Hoffèr, e non so se mi spiego.” Gianni non molla: “sì, ma se Quagliarella non si fa squalificare e tu sei Maxi Lopez o Pazzini, che fai, aspetti che qualcuno si fa male? Ci vogliono solo le ciucciuvettole, in panchina, proprio a Napoli.” Esco dal bar proprio mentre la discussione evolve nel metafisico. Niente da dire, il bar Novecento sta diventando accademico: per questo è diventato luogo di incontro di Grandi Menti.
Maurizio de Giovanni

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