Quando Mosca
fece arrabbiare Napoli

C’è un aneddoto che lega Maurizio Mosca a Napoli e al Napoli. Si era nel 1980, e Mosca era una firma nobile della Gazzetta dello sport; i pendolini non c’erano nemmeno come treni. Quell’anno la città era ai piedi di sua maestà Rudy Krol. Il nobile olandese stava conducendo un’accozzaglia di sciamannati su vette inconcepibili persino nei deliri notturni. Tra un gol dello scugnizzo Musella e un assist di cavallo pazzo Criscimanni, gli azzurri guidati in panchina dal gentiluomo Rino Marchesi arrivarono in testa a cinque giornate dalla fine. Alla pari con la Roma di Falcao e la Juventus di Trapattoni. Maurizio Mosca, non ricordo se al Processo del Lunedì o in un’altra trasmissione, intervenne sostenendo che la squadra non fosse attrezzata per la conquista dello scudetto. Apriti cielo, per il giornalista divenne un problema venire a Napoli. E lo fu ancor di più quando i fatti gli diedero ragione. Quel maledetto Napoli-Perugia, l’autorete di Ferrario, il palo fisico di Pellegrini, il gol dello sconosciuto Palo a Como, la sconfitta al San Paolo con la Juventus. E il sogno svanì. Ora Mosca non c’è più. E questo vuole essere solo un modo garbato per ricordare un giornalista che è stato più del pendolino visto negli ultimi anni. E poco importa che lui non abbia amato particolarmente Napoli né Maradona.

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