Il gol di Hamsik
epica di un capolavoro

Talvolta la bellezza è uno choc che si realizza qualche secondo dopo la sua epifania. E’ accaduto ieri pomeriggio, Sabato Santo, all’Olimpico di Roma. Il taglio profondo di Fabio Quagliarella ha inciso una diagonale perfetta. Sul versante opposto, quasi allineato alla porta, Marek Hamsik ha sfiorato la sfera. Un movimento di danza e l’effetto di una volèe smorzata. Muslera immobile. La palla ha concluso la sua parabola maligna direttamente in rete. Gol. Un grido incredulo, arrivato in differita, quando Hamsik era già spalle alla porta, esultava e muoveva, anzi sbatteva la mano come un napoletano doc, forse meravigliato di se stesso. Un gesto classico, per dire: . L’epica di un capolavoro non è mai sprecata. Il risultato resta un dettaglio marginale, soprattutto se è un pareggio che non smuove il pantano ai confini dell’Europa. I gol che entrano nella memoria e snobbano l’oblio sono apologia del destino (Maradona di mano e di piede contro gli inglesi) oppure colombe di grandi profezie, segni che proiettano un futuro di gloria. E quella porta dell’Olimpico, dove Hamsik ha uccellato il portiere della Lazio, è stata già altare profano di un rito profetico, preludio all’inimmaginabile. Era il 14 ottobre del 1984. Quinta partita di Diego nel primo anno dell’Era maradoniana del campionato. Lazio-Napoli. Il Pibe chiude di stinco in rete un triangolo con il compaesano Bertoni e pareggia l’autogol di Bruscolotti. Un altro capolavoro per un altro uno a uno. Castellini, Bruscolotti, Boldini, Celestini, Ferrario, De Vecchi, Bertoni, Bagni, Caffarelli, Maradona, Dal Fiume. Ancora Marchesi in panchina. Un Napoli che s’infognerà a metà classifica a trentatré punti nell’anno del Verona campione. La Lazio, invece, condannata alla retrocessione. Ieri Diego, oggi Marek. Il talento di Hamsik è da numeri primi senza il tarlo della solitudine. All’Olimpico, la sua undicesima rete di questa stagione è stata una sinfonia da fuoriclasse. Più della violenta e prepotente magia di Quagliarella a Bergamo e più ancora del casalingo assolo lavezziano contro la Juventus, l’anno passato. Sono segni destinati a germinare presto. Aspettiamo. Fabrizio d’Esposito

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