De Laurentiis, il Napoli
non è solo business

“Perché dovrei rimanere ancora nel mondo del calcio, inquinato dai poteri forti che condizionano partite, arbitraggi e risultati?” Si chiede il buon Aurelio.  La risposta è semplice, perché siamo napolisti! Ma, come scrissi qualche giorno fa, napolisti si nasce, non si diventa, e forse, per dirla alla Totò lui  “non lo nacque”. Se ognuno di noi si interrogasse sul senso delle proprie scelte professionali, con i tempi che corrono, dovrebbe scappare via a gambe levate, ma il calcio è passione e al cuor non si comanda. Caro presidente, i napoletani le saranno grati a vita per quello che ha fatto per la squadra e la città, ma è giunto il momento di mettere da parte la riconoscenza e iniziare a ragionare con franchezza. Il Napoli non può e non deve diventare un business, o per lo meno non può essere questa l’unica ragione che l’ha spinta a diventare il nostro presidente. Altrimenti, come è giusto che sia, preferirà sempre l’ingaggio di una star di successo, che magari garantirà incassi da favola ai suoi film, alla scelta di un centravanti da doppia cifra che potrebbe portare il Napoli in Champions. Se così fosse, mi sembrerebbe inutile interrogarsi ulteriormente, molli tutto e non ci pensi più. Nessuno potrà rimproverarle nulla, per carità, anzi grazie ancora e amici come prima. Non cerchi alibi, però, non ne ha bisogno.  Non saranno certo la scoperta delle recenti e fantomatiche  “madri”  di tutte le intercettazioni, tirate fuori da Moggi nel processo di Napoli, o le carognate dell’arbitro Romeo, peraltro le ultime di una lunga serie, a rappresentare una buona ragione per mettere in discussione le sue scelte. Queste cose le conosciamo tutti e le subiamo da sempre. Ed è proprio questa consapevolezza che rende unica la nostra passione azzurra. Uno stato d’animo, come quello dei tangueri che considerano il tango un pensiero triste, non solo la scelta di una squadra per cui fare il tifo, e ciò al di là di ogni stucchevole vittimismo. Inter, Milan, Juventus, il tormento di tutti i tifosi azzurri. Ingiustizie, sopraffazioni, arbitraggi scandalosi,  rappresentano il Dna di ogni autentico malato del Napoli, ma evidentemente non del suo, più abituato alle atmosfere di Cinecittà che a quelle del San Paolo. Certamente i conti del Napoli di oggi sono chiari, trasparenti e soprattutto in attivo, ma chi è davvero tifoso lo sa, ogni tanto è così bello sperare, sognare senza essere costretti a fare i ragionieri. Non penso di essere un ingrato né un inguaribile romantico dalla memoria corta ma, lo confesso, seppure arrossendo, ogni tanto mi prende un po’ di nostalgia del passato, persino di quel fazzoletto bianco sventolato dal Comandante Lauro sotto i distinti. Claudio Botti

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