Al bar Novecento
col centravanti inesistente

Leggendo il racconto di Maurizio de Giovanni mi è venuta la curiosità di visitare il bar del Novecento. Sito nei paraggi di via Toledo. E mi è capitato di ascoltare una storia surreale. C’erano come sempre i tre fratelli gestori. Lino alla cassa. Antonio alla piastra dei panini. E Gianni alla macchina del caffè. Atmosfera strana. I tre fratelli in silenzio. Come in trance.
Poi d’improvviso Lino “Incredibile. Mai visto un tipo così strano”. E rivolgendosi a me continua “Secondo me era un pazzo. Diceva di chiamarsi Agilulfo, che razza di nome. Di essere vissuto nel nono secolo. Di aver fatto per mestiere il cavaliere. Sempre in guerra contro gli infedeli. Un cavaliere particolare però. Un cavaliere modello. Molto forte. Ma inesistente. Proprio così. Era noto come il cavaliere inesistente. Che combatteva solo con la forza di volontà”.
A questo punto interviene Gianni. Diceva che il suo comandante Carlomagno si meravigliava molto perché lui nella battaglia non si sporcava mai. Guerreggia oggi, guerreggia domani, uno si sporca. Invece lui restava sempre pulito pulito. Ma la cosa in fondo era naturale. Era o non era il cavaliere inesistente? Non c’è dubbio, era pazzo da legare. Sapete come stava vestito? Da giocatore di calcio. Come quelli sulle figurine Panini. “Una divisa tutta bianca, solo una righina nera correva intorno ai bordi; per il resto era candida, ben tenuta, senza un graffio, ben rifinita in ogni giunto…”.
Lino interviene di nuovo “Ma la prova certa che era un folle sta in quello che sto per dirvi. Sosteneva che da centinaia di anni era rimasto senza lavoro. Da quando i cavalieri non si usavano più. Si, aveva provato a fare vari mestieri. Per esempio nel 1400 il navigatore inesistente. Ma gli era andata male. Nel 1500 l’artista inesistente. Fiasco totale. Nel 1600 l’astronomo inesistente. Ancora peggio. Antonio ridendo aggiunge “Ma sentite che tipo. Diceva che si era dovuto rassegnare a passare il suo tempo tra le pagine di un libro. Francamente proprio non ho capito che cosa voleva dire. Ma andiamo avanti. Perché il bello deve ancora venire. Ci guarda in faccia e dice “Vedete ora ho saputo che qui a Napoli c’è un posto fatto su misura per me. Quello del Centravanti inesistente! Allora lo ho guardato bene come era vestito. Soltanto un centravanti inesistente può andare in giro così conciato. Una divisa tutta bianca, solo una righina nera correva intorno ai bordi; per il resto era candida, ben tenuta, senza un graffio, ben rifinita in ogni giunto… Si è bevuto un caffè ed è scomparso gridando “Se volete andare in Coppa dei campioni dovete ingaggiare me. Sono un centravanti inesistente da venti goal a stagione.”
Lino, Antonio e Gianni mi guardavano fisso. Avevano l’aria di temere che scambiassi loro per pazzi. Che ne pensate di questa storia? mi chiesero quasi all’unisono. Francamente non sapevo che cosa rispondere. Era chiaro che in fondo in fondo in loro si era accesa una speranzella. Pur di andare in coppa si sarebbero affidati anche a un centravanti inesistente. Un centravanti inesistente di nome Agilulfo. <em>Veramente non mi intendo di calcio. Chiedete a de Giovanni quando passa di qui. Lui si che è un esperto. </em>Ho preso un caffè. E lasciando un po’ delusi i tre gestori del bar Novecento mi sono tuffato nella folla di Toledo.
<strong>Guido Trombetti</strong>

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