Sogniamo l’Europa con uno stadio da serie C

Lo stadio pieno. Ancora una volta. Cinquantamila tifosi presenti. L’ultima notte magica con la Juventus (ormai ci stiamo prendendo gusto) è in realtà iniziata molto presto, subito dopo pranzo. Alle tre del pomeriggio del Venticinque Marzo Duemiladieci (data di nascita del tridente Lavezzi-Quagliarella-Hamsik, a proposito qual è il loro acronimo più efficace?) il flusso verso il San Paolo era infatti già intenso. Solo passione e ansia, tipiche di chi vuol presentarsi in anticipo a un appuntamento d’amore? No, purtroppo. C’è che con le nuove regole da regime cileno per i tifosi che ancora scelgono lo stadio e non la tv, andare a Fuorigrotta è un’epopea da giungla vietnamita. Trovare parcheggio, innanzitutto, è impossibile e i prezzi degli abusivi variano da tre a dieci euro. Poi la fatica per entrare. In certi frangenti raggiungere i tornelli, soprattutto dei settori più popolari, appare un’impresa impossibile e disperata, viste le code infinite e disumane in cui la calca deve lottare finanche con le buche stradali. Una vera road map bellica. E quando finalmente gli occhi si riempiono del primo spicchio verde scorto dalle scale, il San Paolo rivela tutta la sua decadenza da donna bella ma sfiorita e corrotta dal tempo. Diciamolo pure: il San Paolo fa schifo e da anni Comune e società si rimbalzano le responsabilità di questo sfascio. La politica confida negli eventuali Europei del 2016 per confezionare un gioiellino sul modello inglese. Il presidente De Laurentiis fa il furbo e ogni tanto annuncia interventi tampone (il tabellone, i sediolini, i bagni) che non si realizzano mai. Risultato: il San Paolo è uno stadio a caro prezzo che cade a pezzi. Una vergogna pagare biglietti più alti del match scudetto Roma-Inter. Come se uno andasse a Natale a vedere il cinepanettone su una poltroncina sgangherata, lo schermo a brandelli e i bagni rotti o luridi. Eppure, nonostante tutto, il pubblico paziente come Giobbe si sottopone a questo martirio quindicinale. I cinquantamila di giovedì scorso, come la squadra, sono già da Champions, il resto no. Colpa forse anche dell’inclinazione genetica alla rassegnazione di un popolo: altrove l’invasione della munnezza avrebbe scatenato una rivoluzione. Da noi no. Il San Paolo è il peggiore stadio italiano. Per esempio, fa sorridere il dibattito nella Capitale sui due nuovi stadi per Roma e Lazio: il tanto criticato Olimpico funziona alla perfezione. Per raggiungerlo ci vogliono dieci minuti di motorino, i parcheggi sono degni di una civiltà occidentale, si entra con facilità e dentro sembra un salotto. Come si va in Europa, allora, con il San Paolo? Uno dei giornali gratuiti che si distribuiscono allo stadio, giovedì scorso, ha mostrato un’eloquente copertina: foto di De Laurentiis che fa il giro di campo e un provocatorio titolo: “Addenocchiate”. “Inginocchiati”. Vero, verissimo. I tifosi meritano rispetto vero. Anche per questo invitiamo i lettori del Napolista a inviarci i racconti delle loro sofferte avventure per andare allo stadio.

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