La Cassazione studi
il Pocho Lavezzi

Lo ammetto: non l’ho mai amato. Certo, come tutti, presi una grande sbandata quando lo vidi le prime volte. Venivamo da anni tristi. Lui, metà indio metà furbetto, tarchiatello, caracollante, un po’ sovrappeso, saltava gli avversari come birilli. E poi era argentino. E noi, si sa, per quella terra abbiamo un debole. Ma mi passò presto. Prima della sera di Lisbona, quando mandò a quel paese Reja che lo sostituì.
Alla "cotta" iniziale subentrò l’insofferenza per quel giocatore che non era né attaccante né trequartista, né centravanti né ala pura. Quando attaccavamo, lui veniva a centrocampo; se non aveva la palla tra i piedi, si metteva sull’esterno e guardava l’azione. Non si sapeva cosa fosse. Anarchico, era la risposta dei lavezziani. Il genio non va ingabbiato. Mah. Genio poi… L’ho visto divorarsi gol fatti a Firenze, a Catania, a Napoli contro la Fiorentina (sì, lo so, c’era rigore, ma se avesse tirato…), e tanti altri che non ricordo. Ho rischiato di rovinare amicizie per Lavezzi. Interminabili discussioni dai toni piuttosto accesi. L’ho sempre considerato il simbolo della napoletanità più retriva, quell’eterno uno contro tutti che non porta a nulla, quel tipico agitarsi invano che non ho mai sopportato, quel trascorrere ore a pensare che cosa sarebbe stato se, mentre la palla è già degli avversari. Questo era Lavezzi. Il male del Napoli, secondo me.
Per fortuna di tutti noi, però, allena Mazzarri e non io. Lo ha difeso da subito, facendolo giocare contro il Bologna evitando di assecondare i furori del presidente. Poi deve avergli parlato, ci ha lavorato. Quotidianamente. Qualche volta, mi sa, alzando la voce. E in campo si vede un altro giocatore, che non parte più sfidando il mondo. Ieri ha servito l’assist a Cannavaro, ne ha offerto un altro delizioso a Quagliarella, ha messo lo zampino in tutte le azioni del Napoli. Un tocco, non di più, l’essenziale. E magari, come contro la Juve, fa pure gol da centravanti. Insomma, un altro giocatore, al servizio della squadra. A dimostrazione che il lavoro paga. E che a Napoli non si perde solo tempo. Forse a me non basterà per amarlo. Ma qualche filmato potrebbe far cambiare idea in Cassazione. E all’amico <a href="http://ilnapolista.it/?p=618" target="_blank">d’Esposito</a>, lavezziano doc, con cui – tanto per cambiare – sono in disaccordo.
<strong>Massimiliano Gallo </strong>

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