Il vero bagno di sangue economico fu il biennio Giuntoli-Gattuso, altro che Conte-Manna

Nel biennio 2019-21, il Napoli spese 298 a fronte di entrate per 171: per un passivo di 126. Con Conte e Manna il passivo è stato di 76 milioni

Ag Castel di Sangro (Aq) 24/08/2020 - Raduno Napoli / foto Alessandro Garofalo/Image Sport nella foto: Gennaro Gattuso-Aurelio De Laurentiis-Cristiano Giuntoli

Il vero bagno di sangue economico fu il biennio Giuntoli-Gattuso altro che Conte-Manna

Stando ai dati riportati dal noto portale Transfermarkt.com, nel biennio 2024-26, tra sessioni di calciomercato estive e invernali, il Napoli ha speso per l’acquisto a titolo definitivo dei calciatori ben 302,35 milioni (147,50 nella stagione in corso e 154,35 in quella precedente), ai quali dovranno aggiungersi i riscatti dei calciatori presi soltanto in prestito (che però “graveranno” sul prossimo mercato); nello stesso periodo, dalle cessioni dei calciatori, il Napoli ha incassato 226,16 milioni (94,61 nella stagione scorsa e 131,55 in quella attuale). Anche in questo caso devono aggiungersi gli eventuali riscatti dei ben dieci calciatori ceduti in prestito che, come per gli acquisti, saranno conteggiati nel mercato 2026-27. In totale, nel suddetto biennio, il Napoli ha chiuso le quattro sessioni di mercato con un passivo di 76,19 milioni, ossia, in media, poco più di 38 milioni l’anno.

Nel biennio 2019-21, il Napoli fece registrare sul mercato spese complessive di 298,27 milioni (217,12 nel 2019-20 e 81,15 nelle due sessioni di mercato dell’anno seguente) a fronte di entrate complessive per cessioni di 171,78 milioni (48,72 nella stagione 2019/20, 123,06 l’anno successivo) per un passivo totale di 126,49 milioni in due anni, ossia poco più di 63 milioni l’anno di media, ovvero 25 milioni in più del passivo annuo medio registrato nel biennio 2024-26.

Con la differenza che negli ultimi due anni, con 38 milioni l’anno di passivo sul mercato, il Napoli ha vinto uno scudetto e una Supercoppa italiana e, al netto di un improbabile e sciagurato crollo nelle ultime nove gare, ha centrato due qualificazioni alla Champions League mentre nel biennio 2019-21 il Napoli ha sì vinto una Coppa Italia, ma in campionato ha ottenuto un ottavo e un quinto posto fallendo, entrambe le volte, la qualificazione alla Champions League.

Ergo, dati alla mano, si può tranquillamente affermare che la gestione Conte-Manna, non solo ha gravato sulle casse societarie meno di quanto gravò quella Gattuso-Giuntoli nel suddetto biennio, ma ha portato più trofei e più soldi.

Per tali motivi, affermare, come fanno in tanti, che Conte ha “dissanguato” il Napoli, facendogli spendere oltre 300 milioni in due anni, non è affatto corretto, in primis perché, come visto, il passivo medio annuo tra acquisti e cessioni è inferiore a quello di altri anni, in secundis perché con i risultati sportivi raggiunti ha portato più soldi nelle casse azzurre.

P.S.: nel triennio 2015-18 (il triennio di Sarri) il Napoli spese sul mercato 209,79 milioni in acquisti (42,70+99,09+68,00) mentre dalle cessioni incassò 152,55 milioni (18,29+116,81+17,45), per un passivo totale, tra acquisti e cessioni, di 57,24 ossia poco più di 19 milioni l’anno (la metà circa del biennio Conte). In quei tre anni il Napoli centrò tre volte su tre la qualificazione alla Champions League, ma non vinse nessun titolo. A conti fatti la gestione Conte, rispetto a quella di Sarri, è finora costata, tra acquisti e cessioni, appena 19 milioni in più l’anno (a circa dieci anni di distanza) ma ha portato due trofei (tra cui uno scudetto), mentre la gestione più “virtuosa” di tutte resta quella di Spalletti-Giuntoli che, nel biennio 2021-23, con un passivo totale sul mercato di appena 14,32 milioni in due anni (poco più di sette milioni l’anno) ha portato in dote uno scudetto e due qualificazioni in Champions League.

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