Col Fantacalcio la visione del calcio non è più passiva: è un fenomeno sociologico e infatti se n’è parlato alla Federico II
Il Fantacalcio va inquadrato nel contesto dei fantasy sport americani, arricchito dalla genialità italiana. Dilata il tempo del calcio lungo l’intera settimana. Il campionato continua nelle aste, nelle chat, nei meme, nelle accuse di furto, nelle trattative, nelle pagelle, nei podcast, nei “chi metto?”.

C’è un modo semplice per capire quanto il Fantacalcio abbia trasformato il calcio: immaginare una domenica di Serie A senza di lui. Resterebbero i tifosi delle singole squadre, certo. Ma sparirebbe quella platea trasversale che guarda partite che non riguardano la propria squadra, che esulta per un assist del terzino dell’Empoli o impreca per un’ammonizione del centrocampista dell’Udinese.
Il Fantacalcio, oggi, è molto più di un gioco. È diventato un medium. È stata questa l’idea centrale del seminario “Il Fantacalcio oltre il gioco”, tenuto ieri all’Università Federico II di Napoli da Mario Piccirillo, giornalista de ilNapolista. L’intervento promosso dai professori Luca Bifulco e Guido Fusco ha provato a guardare il fenomeno come osservatorio privilegiato per capire come si è trasformato il tifo, la fruizione dell’evento sportivo e il rapporto tra sport, media e relazioni sociali.
Il Fantacalcio va inquadrato nel contesto dei fantasy sport americani. Negli Stati Uniti il fantasy football compare nel 1962, mentre il baseball fantasy si sviluppa negli anni Ottanta. Sono giochi costruiti su una base dati enorme: statistiche, metriche, modelli quantitativi.
La genialità italiana è stata un’altra. Riccardo Albini, giornalista, ebbe l’intuizione di semplificare quell’universo statistico usando un elemento già familiare ai lettori: le pagelle dei giornali. Il voto diventava un modello interpretativo. Non servivano decine di indicatori, bastava un numero, arricchito da bonus e malus.
Il Fantacalcio italiano nasce così, all’inizio degli anni Novanta, su carta e penna. Le leghe si organizzano tra amici, i risultati si calcolano a mano, i conti si rifanno con la Gazzetta dello Sport del lunedì.
Ma il punto centrale della tesi di Piccirillo è che il Fantacalcio, anno dopo anno, ha trasformato la fruizione passiva dell’evento sportivo in esperienza attiva, potremmo dire dinamica e oggi, grazie alle tecnologie digitali, in tempo reale. Guardare una partita non significa più assistere a uno spettacolo, quanto partecipare a una simulazione. Una trasformazione che oggi con l’introduzione dei voti live spezzetta l’evento partita in una sequenza di micro-eventi statistici che riprendono il concetto della radiocronaca e tengono attiva l’attenzione costantemente. Moneta corrente per una comunità che in Italia conta oltre 2,5 milioni di utenti. È l’engagement infatti a produrre traffico via social e piattaforme e il traffico è facilmente traducibile in ricavi.
Non è un caso che la Lega Serie A abbia acquisito il 51% della Lega Fantacalcio investendo 40 milioni di euro perché, è chiaro, milioni di fantallenatori trascinano l’interesse verso un prodotto non proprio brillante. A chi interesserebbe, al di fuori dei pochi tifosi delle due squadre, un Lazio Sassuolo di lunedì sera?
E così il Fantacalcio dilata il tempo del calcio lungo l’intera settimana. Il campionato continua nelle aste, nelle chat, nei meme, nelle accuse di furto, nelle trattative, nelle pagelle, nei podcast, nei “chi metto?”. È diventato un medium e uno specchio della società contemporanea, afferma Piccirillo. Raccogliamo dati, li interpretiamo, prendiamo decisioni in funzione dei dati, e intanto raccontiamo tutto in tempo reale. Il Fantacalcio è una forma popolare di data culture. Con un dettaglio decisivo, molto italiano: la base numerica su cui si fonda resta in parte soggettiva. Le pagelle non sono un difetto del sistema. Sono il sistema. La controversia, l’imponderabile, la discussione infinita sul 5,5 o sul 6 politico non sono scorie da eliminare: sono il successo del gioco.
Per questo il Fantacalcio ha sconvolto il mercato editoriale. Ha creato un indotto fatto di analisti, esperti d’asta, siti verticali, rubriche, consigli. E ha influenzato anche il giornalismo tradizionale: chi assegna i voti sa benissimo che quelle pagelle non sono più soltanto pagelle. Sono moneta, reputazione, classifica, litigio, spettacolo.
Nota di colore finale. Per quanto moderno, il Fantacalcio non conosce parità di genere. A metà del seminario, diverse ragazze presenti erano già immerse nei rispettivi smartphone. Quando Piccirillo ha chiuso la presentazione, la maggior parte della rappresentanza femminile era fuori dall’aula. Non uno dei maschi presenti si era invece allontanato e ha continuato a discutere con lui e con i professori Bifulco e Fusco bel oltre il termine della lezione.










