Grazie Lukaku, hai zittito i razzisti di Verona e gli incompetenti di Napoli

Grazie per averci ricordato che un uomo non mette il bavaglio a ciò che prova. Un grandissimo calciatore che molti tifosi del Napoli hanno sempre criticato. E un grandissimo uomo.

Mg Verona 28/02/2026 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Romelu Lukaku

Grazie Lukaku, ci hai ricordato che un uomo non mette il bavaglio a ciò che prova

State pur certi che quegli ululati e quel “ciccione” urlato dal sempre “gradevole” pubblico del Bentegodi, lui li ha sentiti come li abbiamo sentiti noi da casa. Scommettiamo che più di qualcuno, in un angolino remoto dei propri desideri più ardenti, ha sognato la sua purga allo scadere a zittire uno stadio intero e piantare l’ultimo sonoro chiodo sulla bara che porta il nome di Serie B.

Eppure, qualche volta i desideri, anche quelli più istintivi, si avverano. Il dio del pallone, bendato e dalle molteplici facce — spietate, sagge, beffarde e amorevoli — ha deciso di rivolgere a noi quella saggia e amorevole. Stavolta, quella più crudele era riservata ai butei.

Gol, via la maglia a mostrare i muscoli enormi (altro che ciccione!) ai veronesi e una dedica al cielo, a quel Roger Lukaku scomparso a settembre. Poi le lacrime nel post-partita su Dazn, le parole d’amore per Napoli, a ricordare come la città partenopea gli abbia salvato vita e carriera: ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione dello spessore umano del gigante belga, della sua leadership e, soprattutto, del fatto che — perdonerete la piaggeria — ha il cuore al posto giusto.

Lukaku, ingiustamente criticato

A pensare all’epopea iniziata ad agosto, con lo strappo al tendine e passando per la scomparsa del padre, vengono in mente le parole di un vecchio brano degli W.A.S.P. del 1992, The Idol:
“If I could only stand and stare in the mirror, would I see one fallen hero with a face like me.” (“Se potessi solo stare fermo e fissare lo specchio, vedrei un eroe caduto con un volto come il mio?)

Esatto, un eroe caduto, dopo i fasti e la gloria del quarto scudetto. Ma dov’è la statura morale di un uomo se non anche nella forza di rialzarsi? E Big Rom l’ha fatto anche stavolta, lottando purtroppo contro l’ingenerosa critica di una parte del tifo azzurro. Lo hanno chiamato in ogni modo: comò, frigorifero eccetera.

14 gol e 9 assist: reti contro Milan (andata e ritorno), Roma, Juve e Atalanta decisive, e quella splendida cavalcata contro il Cagliari a sigillare il quarto scudetto. Nemmeno questi numeri bastano a far capire il calciatore che si ha di fronte: certo, non è il Lukaku dell’Inter, non siamo ciechi, ma nell’economia del gioco espresso da Conte, dove la punta ha il ruolo più importante — ossia permettere l’inserimento dei centrocampisti e fare da pivot — è stato cruciale per il successo finale.

Mettere in dubbio un nazionale con più di 400 gol in carriera, dal punto di vista prettamente calcistico, ci sembra quantomeno folle. Ma la grandezza di Lukaku sta soprattutto nella sua capacità di essere palesemente una delle enormi e possenti colonne su cui si fonda questo Napoli, un centro di gravità su cui si poggiano tutti, compresi i nuovi arrivati. Questo tipo di qualità o ce l’hai o non ce l’hai, e Big Rom, prima di diventare un grande calciatore, si è dimostrato un uomo enorme.

La vera natura di ciascuno di noi emerge nei momenti di pressione, in quelli difficili, e un uomo che ha la reazione che Lukaku ha avuto ieri, dopo aver accumulato sangue e dolore in tutti questi mesi, è semplicemente una delle più alte definizioni del concetto di essere umano: nessuna rabbia, nessun rancore, niente di niente. Un bacio a papà, a Napoli, e le lacrime a solcargli il viso: ieri gli abbiamo voluto bene tutti. Mettersi a nudo di fronte a una platea spesso avida e attratta quasi “pornograficamente” dal dolore richiede attributi. Avevate dubbi?

Il futuro

Non si sa se le strade di Lukaku e del Napoli coincideranno ancora nella prossima stagione: le società, purtroppo, non possono fare troppo affidamento sui sentimenti. Se ci sarà una separazione, potremo dire di aver avuto l’ennesimo grande calciatore in questo importante capitolo della storia azzurra: quel calciatore che racconterai ai tuoi figli con un sorriso di nostalgia e affetto, ricordando quanto sia stato importante, anche e soprattutto come uomo.

E allora, i W.A.S.P. hanno aperto e i W.A.S.P. chiudono:

“Give me love, love set me free
here is the love, to shelter me
Only love, love set me free”

Dammi amore, l’amore mi rende libero
ecco l’amore, a proteggermi
Solo l’amore, l’amore mi rende libero”

Grazie, Rom, per i gol, per averci tirato per i capelli da una partita fangosa al massimo e, soprattutto, per averci ricordato che un uomo mica mette un bavaglio a ciò che prova.

Classe 2000. Scrivo di sport, soprattutto di calcio e del Napoli, come collaboratore e occasionalmente editorialista.

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