“Il più grossolano errore che arbitro abbia mai commesso”, la denuncia del Corsera del 1937 per Ambrosiana Inter-Genova

Ottantanove anni dopo, le polemiche sono identiche. Meglio questo che pensare alle speculazioni immobiliari, alle proprietà nei paradisi fiscali, alle scommesse, alle infiltrazioni della criminalità.

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Db Torino 19/01/2023 - Coppa Italia / Juventus-Monza / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: cartellino giallo

Il giudizio del Corriere della Sera è lapidario: si tratta del “più grossolano errore che arbitro abbia mai commesso nel dirigere una partita”. E il pubblico? “Ha lungamente manifestato la sua disapprovazione, il suo malcontento, diciamolo pure, il suo disgusto. Ha fatto bene”. E il giorno dopo arriva puntuale il consiglio: “Basterebbe solo che la Federazione, preoccupata per il susseguirsi di incidenti del genere, impartisse agli arbitri precise disposizioni per una concorde interpretazione del vero spirito del regolamento di giuoco”. Ah, piccolo particolare: la partita cui si riferisce il Corriere si è disputata il 3 gennaio 1937 ed è Ambrosiana Inter-Genova, finita con la vittoria di misura degli ospiti grazie a un rigore inesistente. Sì, Genova e non Genoa: si sa, il regime fascista non voleva parole straniere. Non solo: il presidente nerazzurro Ferdinando Pozzani si è dimesso per protestare contro le direzioni di gara di Pizziolo e Mastellari. Dimissioni rapidamente rientrate “con disciplina e spirito fascista”, grazie all’intervento del federale di Milano, Rino Parenti, dopo aver “dato esaurienti spiegazioni” e essersi espresso “in modo leale riguardo alla buona fede dei camerati Pizziolo e Mastellari”.

E 89 anni dopo? Il regime fascista non c’è più, al potere ci sono però i suoi nipotini, il Corriere della Sera è filogovernativo come allora, le polemiche sono identiche e la giaculatoria sulla necessità di “decisioni arbitrali uniformi” ha davvero stancato: è la solita copertura retorica per mascherare il fatto che esse non si potranno mai avere, ma che induce i tifosi a occuparsi di temi assolutamente secondari. Meglio questo che pensare alle speculazioni immobiliari, alle proprietà nei paradisi fiscali, alle scommesse, alle infiltrazioni della criminalità.

Piace davvero il calcio? Occorre tenerselo così, con errori più o meno grandi, sviste più o meno clamorose e soprattutto senza uniformità di decisioni. Tutto il resto è chiacchiericcio, comunque benedetto dai media, perché fa ascolti.

Nato a Firenze cinque anni prima dell'alluvione, ha studiato Economia e Commercio a Napoli, quando la facoltà era in via Partenope. Ogni mattina gli si presentava la doppia possibilità: fare una passeggiata sul lungomare o andare a lezione? Invariabilmente optava per la seconda. Sarà per questo che si trova meno a disagio con i bilanci che con le persone. Padre dal 2004 del libro “Il pallone nel burrone”: se ci arrivò lui che non è un'aquila (litote) significa che chi non lo capisce non vuole proprio farlo.

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