Dorothea Wierer: “Non sono mai stata ossessionata dall’oro olimpico, da bambina volevo diventare cameriera”
Al CorSera: "Non pensavo certo a diventare campionessa di biathlon. Sono cresciuta con la mentalità del lavoro, come Sinner. Vorrei sempre fare di più, i coach mi hanno tenuta a freno".

Italy's Dorothea Wierer warms up at the shooting range prior to the women's 7,5km sprint event of the IBU Biathlon World Championships in Nove Mesto, Czech Republic on February 9, 2024. Michal Cizek / AFP
La biatleta Dorothea Wierer, alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, ha vinto l’argento nella staffetta mista, prima di annunciare il ritiro. La sua intervista rilasciata al Corriere della Sera.
L’intervista a Dorothea Wierer
In quasi vent’anni di biathlon, ha centrato ogni bersaglio, tranne l’oro olimpico. È delusa?
“Ho la fortuna di avere ereditato geni buoni dai miei genitori, di mio ci ho messo una vita di allenamenti. Sono cresciuta con la mentalità del lavoro, come Jannik Sinner, che è quasi un vicino di casa. Vorrei sempre fare di più, i coach mi hanno tenuta a freno. Va bene così, non potevo chiedere di più al mio sport“.
Il primo ricordo sugli sci?
“In val Pusteria, con i miei fratelli. Ho fatto anche discesa ma la velocità mi faceva un po’ paura, quindi sono passata subito al fondo“.
Il primo ricordo con la carabina in mano?
“Da bambina sparavo con l’aria compressa; per il calibro 22 serve il porto d’armi, che è arrivato dopo. All’inizio il fucile non sapevo come metterlo in spalla: al poligono mi guardavano, e ridevano“.
L’oro olimpico è stato un’ossessione, un pensiero o un sogno?
“Ossessione mai, non mi piace il concetto. È stato un sogno: realistico a giudicare dall’inizio della stagione“.
Quale eredità lascia al suo mondo?
“La mentalità del lavoro, che mi onoro di aver portato nell’ambiente. Ho rilanciato il biathlon femminile, ho cercato di farlo conoscere il più possibile. E la capacità di staccare e prendermi tempo per me stessa in un mondo, parlo a livello internazionale, di atleti estremi e, spesso, fissati con il risultato a tutti i costi. Il biathlon è un mondo piccolo, ci si conosce tutti“.
E’ stata la vita che sognava da bambina?
“Da bambina pensavo di diventare cameriera nel ristorante di mio papà, non certo campionessa di biathlon. Alla fine è andata benone, dai“.










