Il repertorio di insulti, improperi, offese, parolacce, minacce che accompagna gli eventi sportivi
Lo spettacolo offerto da politici, protagonisti dello show business, opinion leader per atteggiamenti, espressioni e toni linguistici, è ai limiti del penoso per contenuti e forme

Fans protesting against the DFL (German Football League) show the middle finger during the German first division Bundesliga football match between BVB Borussia Dortmund and SC Freiburg in Dortmund, western Germany on February 9, 2024. (Photo by Sascha Schuermann / AFP) / DFL
La deriva irreversibile di sport e società civile
Secondo una consolidata affermazione, lo sport e quello che gli ruota intorno è per molti aspetti lo specchio della vita di ogni giorno ed è soprattutto in grado di creare coesione e aggregazione; lo ha ribadito del resto ancora di recente il presidente Sergio Mattarella. Il che vuol dire anche che riferirsi agli atteggiamenti che regolano lo sport può rappresentare un ottimo vademecum a cui ispirarsi per la gestione delle vicissitudini quotidiane.
Se è davvero così qualche perplessità nasce però spontanea per cui vale la pena fare qualche riflessione. L’affermazione di cui sopra ha, ovvero dovrebbe avere, una valenza positiva; in maniera paradossale dobbiamo constatare viceversa che la corrispondenza per così dire avviene in termini sempre più negativi. Basterà dare uno sguardo a quanto accade ogni giorno sui campi di gioco, ovviamente del calcio che è in primis lo scenario più significativo, ma non solo: i trucchi, le imposture, le imboscate sono parte significative di tutta la rappresentazione ed hanno l’effetto di modificare ogni volta la realtà dei fatti riscuotendo perfino l’approvazione popolare. Si potrebbe fare in questo senso un elenco lunghissimo di esempi. Ma la contaminazione avviene, se così si può dire, a livello più ampio giacché coinvolge il modo stesso di “rappresentarsi” in termini lessicali. È la deriva dei social che coinvolge un po’ tutti e soprattutto agisce con un crescendo che sembra non finire mai. Le espressioni con cui ci si esprime per commentare (?) l’accaduto raccontano tutto un repertorio di insulti, improperi, offese, parolacce, toni minacciosi che lasciano talvolta perplessi sulla reale esistenza in vita dei diversi interlocutori. Lo spunto ogni volta offerto da un evento sportivo è tuttavia la cartina di tornasole di quanto avviene nella società civile (?). Se lo sport deve essere in qualche modo ispirazione o esempio di partecipazione leale, solidarietà umana, aggregazione civile e così via, il fallimento di ogni generoso proposito è totale. Altro che buoni sentimenti: qui prevale il rancore, il risentimento (quasi sempre immotivato e per questo ancora più grave), la gogna mediatica, lo spirito sanzionatorio, l’offesa e l’ingratitudine (il dileggio di Lukaku, uno dei protagonisti dello scudetto del Napoli) e così via.
Lo spettacolo offerto dalla rappresentanza politica, dai protagonisti dello show business, dalle star e dagli opinion leader del momento per atteggiamenti, espressioni e toni linguistici è ai limiti del penoso per contenuti e forme; sport e società vanno in questo senso a braccetto verso una deriva irreversibile; potremmo dire che giunge qui a compimento quel “disagio della civiltà” di cui parla Freud e che vede il compiersi di un’epoca, specchio fedele della drammatica contrapposizione tra individuo e società.











