Lo sport giovanile negli Usa ormai è patologico: a 8 anni hanno già i personal trainer (New York Times)

E' diventato un’industria da circa 40 miliardi di dollari. Le famiglie spendono sempre di più. E aumentano gli infortuni "da grandi"

Il calcio

Liverpool fans celebrates their team's third goal as they watch a big screen showing Liverpool's final home English Premier League football match of the season against Chelsea at a pub near Anfield, Liverpool, northwest England on July 22, 2020. - (Photo by Oli SCARFF / AFP)

Secondo il New York Times, lo sport giovanile americano ha superato da tempo la linea che separa il gioco dalla prestazione. Oggi assomiglia sempre più a un sistema iper-agonistico, strutturato e costoso, in cui anche bambini delle elementari si allenano come piccoli professionisti, spesso seguiti da allenatori personali.

Le scene descritte dal quotidiano sono tipiche: centri sportivi affollati, sedute individuali, lavoro su dettagli tecnici un tempo riservati agli adolescenti. L’allenamento personalizzato, storicamente appannaggio degli atleti delle high school d’élite, sta scendendo di età, coinvolgendo bambini di 7, 8, 9 anni. Non solo per migliorare in uno sport specifico, ma per costruire fisico, disciplina e vantaggio competitivo fin da subito.

Il contesto economico spiega molto. Negli Stati Uniti lo sport giovanile è diventato un’industria da circa 40 miliardi di dollari. Le famiglie spendono sempre di più, quasi il doppio rispetto a pochi anni fa, tra club, trasferte, attrezzature e allenamenti extra. In questo ecosistema, i personal trainer trovano spazio e domanda costante, con tariffe elevate e agende piene.

Le motivazioni dei genitori sono molteplici. C’è chi guarda all’accesso alle università più selettive, chi intravede opportunità economiche future alla luce dei nuovi accordi Ncaa, e chi semplicemente si adegua a una norma non scritta: se tutti fanno così, restare indietro non è un’opzione. Nel circuito competitivo giovanile, avere un allenatore privato è ormai percepito come lo standard.

Ma l’intensificazione precoce ha un prezzo. Il Nyt segnala l’aumento di infortuni tipici degli atleti adulti: lesioni da sovraccarico, problemi ai tendini, alla schiena, alle spalle e ai gomiti. Crescono anche gli interventi chirurgici seri tra adolescenti, insieme ai casi di burnout. I dati citati mostrano come la pressione costante e i programmi rigidi spingano molti ragazzi ad abbandonare lo sport già prima dell’adolescenza.

Medici e specialisti sottolineano un paradosso evidente: tutti riconoscono i rischi del sovrallenamento, ma pochi riescono davvero a rallentare. Anche chi contribuisce a fissare linee guida più prudenti ammette quanto sia difficile sottrarsi alla logica della competizione continua, dei tornei ravvicinati, degli allenamenti quotidiani.

Nel frattempo, l’infanzia sportiva cambia volto. Meno gioco libero, più pianificazione. Meno pomeriggi improvvisati, più tabelle di lavoro.

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