Il karma storto di Djokovic: ora che finalmente lo amano, perde (Telegraph)
Persino in Australia, dove l'hanno sempre un po' schifato. "Ora è vulnerabile, e non è mai stato così facile identificarsi con lui"

Serbia's Novak Djokovic celebrates victory over Italy's Jannik Sinner after their men's singles semi-final match on day thirteen of the Australian Open tennis tournament in Melbourne on January 31, 2026. (Photo by IZHAR KHAN / AFP)
Prima vinceva. E non lo sopportavano. Gli preferivano gli altri due: Federer, Nadal, i suoi incubi. Ora che alla fine – con enorme fatica – la leggenda ha bonificato il distacco a pelle, ora che il pubblico lo ama, persino lo tifa, beh: Djokovic perde. E’ un karma storto, e non è detto che le due cose – la simpatia della gente e la sconfitta – non siano strettamente legate. (“Djokovic perde”, peraltro, è un concetto molto relativo: non vince il suo 25esimo Slam, ma a 38 anni batte Sinner e perde solo in finale da Alcaraz. Definisci “perdere”…)
Fatto sta che è un po’ così, nota Oliver Brown sul Telegraph. E’ “una strana inversione emotiva”, che in Australia – dove amato non è stato mai – è ancora più evidente. “Laddove un tempo era considerato persona non grata in queste occasioni, ottenendo solo un caloroso apprezzamento da parte del pubblico per ognuno dei suoi 10 trionfi agli Australian Open, ha finalmente ispirato l’entusiasmo che gli spettava dopo l’unica finale persa”.
Ora “la situazione è improvvisamente cambiata, con Djokovic che ha ricevuto il tipo di saluto di Melbourne degno della sua statura. È stato come se il pubblico avesse capito tardivamente il vuoto che il suo ritiro avrebbe lasciato. La determinazione di Djokovic di tornare indietro nel tempo a 38 anni ha avuto un profondo impatto oltre il tennis, oltre persino lo sport.
“Djokovic potrebbe non riuscire mai a conquistare il 25° Slam che brama. È azzardato credere che l’allineamento celeste possa essere migliore di quello delle ultime due settimane, dato che il ritiro di Jakub Mensik e l’infortunio di Lorenzo Musetti gli hanno permesso di raggiungere le semifinali senza vincere un set in due turni. Ma man mano che si avvicina il traguardo, le statistiche vengono sempre più soffocate dal sentimento. L’epilogo romantico della storia di Djokovic non sta tanto in ciò che ha già raggiunto, quanto in ciò che sta ancora cercando di fare. I suoi rivali si sono ritirati da tempo, con Roger Federer che si è presentato a Melbourne solo per un tie-break di esibizione e Rafael Nadal che ha assistito alla finale come Vip in prima fila. Djokovic, tuttavia, se la cava ancora con le superstar di oggi, minimizzando gli impedimenti fisici con il suo spirito indomito. È la ragione fondamentale della sua impennata di popolarità. Anche se raramente è apparso così vulnerabile, non è mai stato così facile identificarsi con lui”.








