Viva il Real Madrid l’ultimo club rimasto che non si fa mettere i piedi in testa dagli allenatori: contano i giocatori e il presidente

Xabi Alonso è uno dei tanti esponenti «del mio calcio». È tornato a Valdebebas come se fosse il Brighton o il Leverkusen. Al Madrid l'allenatore resta uno stipendiato. Chi si sente superiore al club, fa sempre la stessa fine (è successo persino a Sergio Ramos e Cristiano Ronaldo)

Real Madrid

President of Real Madrid Florentino Perez gives a thumbs-up to the fans ahead of the FIFA Club World Cup 2025 round of 16 football match between Spain's Real Madrid and Italy's Juventus at the Hard Rock Stadium in Miami on July 1, 2025. (Photo by Chandan Khanna / AFP)

Viva il Real Madrid ultima isola felice del calcio mondiale. L’ultimo club che stabilisce e fa rispettare l’unica gerarchia possibile nel mondo del football: contano i calciatori e ovviamente il presidente che sgancia la grana. Gli allenatori sono dipendenti, al servizio del club e della squadra. Non sono demiurghi, rabdomanti, alchimisti, che vivono in un universo superiore e ogni tanto si sporcano le mani a parlare con noi comuni mortali. Non qui, non a Valdebebas. Dove con uno schiocco delle dita, possono avere i calciatori che desiderano.

La gerarchia e la storia del club Florentino Perez le ha sbattute forte in faccia a Xabi Alonso che era arrivato al Madrid come se fosse andato ad allenare il Brighton o il Leverkusen. So’ ragazzi. Xabi Alonso, che col Leverkusen ha vinto la prima Bundesliga della storia del club e che ha perso l’Europa League in finale contro l’Atalanta, è uno dei tantissimi allenatori “del mio calcio”. Quelli che gestiscono, sovrintendono, plasmano, fanno come se fosse di loro proprietà. Ormai si porta. Ma non ovunque. È arrivato a Valdebebas e – abbiamo letto da tantissimi resoconti (strepitoso e puntuale quello di Athletic) – voleva modellare il Real Madrid a propria immagine e somiglianza. Parliamo di un club che ha vinto 36 volte la Liga e 15 volte la Champions/Coppa dei Campioni. Un club che ha avuto Puskas, Di Stefano, Gento, Ronaldo, Zidane, Benzema. Potremmo proseguire per giorni.

Lui al Madrid ha giocato. Eppure non si è reso conto – i nuovi allenatori sono troppo presi da sé per guardarsi attorno e capire il contesto in cui sono immersi – che allenare Bellingham, Vinicius, Valverde, Mbappé non è la stessa cosa che allenare Wirtz, Boniface, Grimaldo, Frimpong. Sono due lavori diversi. Non lo sappiamo ma scommettiamo cinque centesimi che lo spagnolo non abbia studiato più di tanto la gestione Ancelotti che nella seconda esperienza ha resistito quattro anni a critiche, pressioni, invasioni di campo, mal di pancia giochisti, a Florentino e ha portato a casa due Champions e due Liga (tralasciando il resto). Al Madrid la regola base è non credersi mai superiore al club. Mai. Né al club né a Florentino ovviamente. Vale per i calciatori (persino Sergio Ramos e Cristiano Ronaldo), figuriamoci per gli allenatori. Bisogna essere duttili. Concavi. Oseremmo dire intelligenti. Il che non vuol dire rinunciare alle proprie idee ma vuol dire saper contestualizzarle, saper adattarle all’ambiente di lavoro. Chi arriva al Madrid col cartello “si fa come dico io”, si ritrova presto fuori dal cancello.

Xabi Alonso è arrivato, ha cambiato le abitudini, ha riempito la settimana di analisi tattiche video (sai che palle per i calciatori). Ha ottenuto una campagna acquisti che a Valdebebas non vedevano da anni (spesi 165 milioni). Ha escluso dallo staff Antonio Pintus il preparatore che è nel cuore di Florentino Perez (il presidente lo considera un fuoriclasse). Non contento, il tecnico ha poi intrapreso una serie di prove per far comprendere che era lui a comandare. La più clamorosa è stata la prova di forza con Vinicius, che secondo gli esperti è stato l’inizio della fine per Xabi. La sostituzione nel Clasico vinto 2-1 con Vini che – ripreso da Dazn – grida: «Sempre io esco! Lascio la squadra, è meglio se me ne vado, me ne vado».

Athletic ricostruisce benissimo quei giorni, siamo a fine ottobre.

Nei giorni successivi al suo capriccio nel Clasico, Vinicius incontra il presidente di Madrid Perez. Si scusa per il suo comportamento durante la partita. (…) Lo stesso giorno, Vinicius Jr si scusa anche in allenamento con i compagni di squadra, Alonso e lo staff tecnico. Ma è una sorpresa, nel Madrid, che non menzioni il tecnico nel suo messaggio sui social media sull’argomento. Fonti vicine a Vinicus Jr confermano che non è stata casuale l’esclusione di Xabi. (…) Il club decide di non multare Vinicius Jr per il suo sfogo. Secondo più fonti, questo è il punto in cui Alonso inizia a perdere definitivamente lo spogliatoio. 

I calciatori capiscono subito l’aria che tira. Se va in scena uno scontro pubblico tra Vinicius e l’allenatore e il club non multa Vinicius, il quadro è fin troppo chiaro. Non c’è bisogno di disegnini. La situazione degenera rapidamente.

Stavolta Florentino non ha spifferato a nessuno le sue intenzioni. Nemmeno il Chiringuito – da sempre voce di Florentino – aveva capito. Anzi, da mesi portava avanti la difesa del tecnico. Il suo front-man – Pedrerol – dopo la Supercoppa perduta col Barcellona, ha scritto: “El Barça gana. Xabi se salva”. L’evidenza che non aveva capito granché.

Aggiungiamo che subito dopo la sconfitta in Supercoppa col Barcellona, si è assistito a una scena che ha reso plasticamente la frattura tra il tecnico e lo spogliatoio. Lui ha chiamato i calciatori a rendere omaggio al Barça, Mbappé con ampi gesti gli ha fatto capire che non lo avrebbero fatto né ora né mai e se ne sono andati a farsi la doccia. Tu chiamalo, se vuoi, ammutinamento. Florentino ha mille occhi. Sa tutto. È il padrone assoluto del Madrid. Controlla ogni cosa e se qualcosa dovesse sfuggirgli, gliela riferiscono. Il presidente ha pensato che aveva snaturato fin troppo la sua creatura. Deve essergli tornato in mente “La bambola” di Patty Pravo e c’è chi giura di averlo sentito canticchiare

Da stasera la mia vita
Nelle mani di un allenatore, no
Non la metterò più 

Il Real Madrid non è come quei club parvenù che si genuflettono ai tecnici. Alla Casa Blanca non hanno mai dimenticato il principio base: l’allenatore resta pur sempre un signore a busta paga.

A Madrid qualcuno, probabilmente, aveva quantomeno intuito. E quel qualcuno a nostro avviso lavora al quotidiano Marca che il 2 gennaio 2026 ha pubblicato un interessante pezzo su Arbeloa, scrivendo addirittura di metodo Arbeloa, pompando alla grande il tecnico del Castilla. Undici giorni dopo, Arbeloa è diventato l’allenatore del Real Madrid. Nella sua prima conferenza, guarda caso, Arbeloa ha elogiato Pintus e i calciatori. È un signore che conosce benissimo la storia del club. Sa che a Madrid l’allenatore resta pur sempre il signore in panchina. I protagonisti vanno in campo o siedono nella tribuna d’onore, nel posto riservato al presidente. Chi non capisce la gerarchia, si ritrova rapidamente a guardare il Real Madrid in tv.

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