Per il suo tiki taka, in Inghilterra lo chiamano Swansealona

Otto spagnoli in rosa, un allenatore come Michael Laudrup che la Spagna l’ha conosciuta da calciatore e pure in panchina (Getafe e Maiorca). Lo Swansea è una mescola. Squadra gallese di nascita e per residenza, ha scelto di giocare i tornei della federazione inglese ed è in Premier League dal 2011. Si trova in Europa League per aver vinto la Coppa di Lega a Wembley, battendo in finale i dilettanti del Bradford City, di cui il Napolista si occupò a suo tempo. Siamo al triplice paradosso: una squadra gallese, composta da una rosa multinazionale, guadagna punti nel ranking Uefa per l’Inghilterra. Si è data un gioco spagnoleggiante già con il precedente allenatore, Brendan Rodgers, che oggi sta guidando il Liverpool alla rincorsa dell’Arsenal, nella speranza di tornare al titolo dopo oltre vent’anni. Un meccanismo spettacolare e sorprendente che in Inghilterra cominciarono a chiamare Swansea-lona. Oggi è decimo, 5 vittorie e 5 pareggi in 16 partite. Gioca ancora nello stesso modo. E’ la squadra che in Premier ha la maggiore percentuale di possesso palla (60%) e la migliore percentuale di passaggi precisi (87%).

Quando Rodgers disse addio, i dirigenti scelsero Laudrup proprio per la sua conoscenza della mentalità iberica. Per non disperderla. Ai napoletani Laudrup ricorda il gol segnato e annullato nel ritorno dei quarti di finale della Coppa Uefa 1989, Napoli-Juventus, finita con la famosa rimonta per 3-0. La Coppa che poi il Napoli avrebbe vinto. Sul mercato, a Laudrup sono andati a comprare calciatori compatibili con la trama allestita l’anno prima da Rodgers. Presi Pozuelo e Luis Cañas dal Betis, Amat dall’Espanyol. E’ stato messo a disposizione un budget medio-alto per una squadra di seconda fila: con 12 milioni e mezzo di sterline è arrivato anche l’attaccante della Costa d’Avorio Wilfried Bony, 24 anni, un ragazzone che in Olanda, nel Vitesse, aveva segnato 31 gol in 30 partite: nella Premier attuale è però a quota 4. Veloce, potente, non altissimo, buona tecnica. Un acquisto che nei piani doveva servire a riportare nel suo ruolo preferito la vera stella della squadra, lo spagnolo Michù, 18 gol nella stagione scorsa giocando anche da punta, in realtà uno assai abile a galleggiare nella zona di mezzo, da seconda punta o meglio ancora da trequartista. Quando affrontò per la prima volta il Manchester United, fece gol. Come del resto con il Chelsea e con l’Arsenal. Sir Ferguson chiuse la partita dicendo: “Devo fare due chiacchiere con i miei osservatori. Questo ragazzo costava 2 milioni di euro e nessuno ne aveva mai sentito parlare. Mi sentiranno”. Michù preferisce giocare avendo un attaccante davanti. “Mi sento un 10, è più facile trovare gli spazi”. Michù è un nomignolo che gli sta attaccato addosso dai tempi della scuola, una storpiatura infantile di Miguel, Miguel Pérez Cuesta, questo il suo vero nome, avrà 28 anni a marzo, Del Bosque sta facendo un pensierino per aggiungerlo ai convocati mondiali. E’ cresciuto in uno dei settori giovanili più prolifici di Spagna, quello del Real Oviedo, insieme con Santi Cazola e Juan Mata. “Lasciare Oviedo è stata la cosa più dura che mi sia mai capitata”. Altri elementi di rilievo in squadra: gli spagnoli José Canas e Chico, il gioco passa attraverso i loro piedi, e il portiere olandese Vorm. A centrocampo, Shelvey (arrivato dal Liverpool) sa fare un po’ di tutto. Ha molta qualità anche l’olandese De Guzmàn.

In Galles il Napoli c’è già stato, era il 1962, per il primo turno di Coppa delle Coppe. Avversario: il Bangor City. In Galles il Napoli perse 2-0, nel ritorno al San Paolo vittoria per 3-1. All’epoca non esisteva ancora la regola dei gol segnati in trasferta. Si rese necessario perciò uno spareggio, che si giocò sul campo neutro (per modo di dire) di Londra. Il Napoli vinse per 2-1 con una doppietta di Rosa e si qualificò per gli ottavi. La partita si giocò nel mitico stadio di Highbury, che all’epoca era la casa dell’Arsenal. Chissà se è un bel segno.
Desmond Digger

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