Scoperto il problema del calcio italiano: l’insulto sessista “va’ a fare la pasta al sugo” all’indirizzo dell’arbitra

La Procura Figc ha aperto un'inchiesta per sessismo. Poveri arbitri maschietti: sono stati insultati per decenni e nessuno ha mai detto niente, anzi ne ridevamo

Scoperto il problema del calcio italiano: l’insulto sessista “va’ a fare la pasta al sugo” all’indirizzo dell’arbitra

Ec Como 01/11/2026 - campionato di calcio serie A / Como-Venezia / foto Emanuele Comincini/Image Sport nella foto: Maria Sole Ferrieri Caputo

L’Italia scopre improvvisamente le buone maniere proprio mentre entra in campo. Prendete il calcio, quel teatro dei subbugli in cui ogni domenica si consuma la liturgia laica del rito tribale.

L’arbitro Maria Sole Ferrieri Caputi è stata fatta segno di insulti. Fin qui, nulla di nuovo sotto il sole: lo stadio è il luogo dove la grammatica si riduce a tre o quattro improperi d’ordinanza, urlati con la vena del collo gonfia e la certezza dell’impunità collettiva. Ma stavolta la novità c’è, ed è pirotecnica: la frase incriminata è quel misero “va’ a fare la pasta al sugo” pronunciato dagli spalti, e si è aperta un’inchiesta per frasi sessiste.

Ora, intendiamoci. Nessuno, nemmeno il più irriducibile nostalgico delle tribune d’altri tempi, vuole difendere il repertorio del maschio alfa ferito nell’orgoglio da un cartellino giallo. Gli insulti legati ai ruoli di genere sono ignobili, meschini e rivelano un sottosuolo culturale che fa vergogna. Ma fermiamoci un secondo, prima di accendere i fuochi d’artificio della nostra indignazione a intermittenza.

Da che mondo è mondo, il direttore di gara di sesso maschile è stato chiamato “cornuto”, “infame”, “cieco” o perfino “impotente” — un insulto, quest’ultimo, pienamente e intimamente sessista, scagliato per colpire la virilità e la capacità dell’uomo di esercitare la propria forza. Per quei millenni scarsi in cui l’arbitro è stato solo maschio, nessuno si è mai sognato di aprire un’inchiesta federale o di scomodare la questura per lesa maestà morale. Il “cornuto” o l'”impotente” erano democratizzati, universali, egualitari. Erano l’aria che si respirava: puzzolente, d’accordo, ma tollerata come “folklore” per tutti.

Suwarso Como De Laurentiis

Si indignano i moralisti da salotto

È qui che casca l’asino, o meglio, la nostra ipocrisia. La disparità di genere — quella vera, profonda, strutturale — si misura anche e soprattutto in questa protezione speciale che scatta d’improvviso. È un sessismo implicito e di ritorno, che si traveste da tutela. Trattare l’insulto alla donna come un’emergenza nazionale mentre si derubrica a consuetudine l’attacco alla virilità dell’uomo significa codificare un’idea storta: che il maschio debba essere abbastanza forte da incassare tutto, mentre la donna sia un soggetto fragile, da mettere sotto la tenda a ossigeno delle procure.

Si indignano i moralisti da salotto, quelli che per decenni hanno tollerato l’insulto sistematico nei confronti dei colleghi uomini, e che oggi stracciano le vesti davanti al sugo. Ma trattare l’arbitro donna come una specie protetta da custodire sotto una campana di vetro giudiziaria non è emancipazione: è il vecchio, stantio paternalismo. Significa dire implicitamente che lei non è un professionista a tutti gli effetti, capace di stare in campo e reggere la pressione al pari dei colleghi, ma un’ospite delicata.

Il sessismo non sta soltanto nell’insulto idiota lanciato dalla curva. Spesso sta nello sguardo di chi, scandalizzandosi solo oggi, continua a fare due pesi e due misure. Cominciamo col non fare sconti a nessuno. O sanzioniamo qualunque forma di delegittimazione personale in campo, oppure ammettiamo che questa sollecitudine a intermittenza serve solo ad abbellire la vetrina dei benpensanti. Fino ad allora, l’inchiesta sul sugo sembrerà più un alibi per la coscienza pulita che un vero atto di civiltà.