Ronaldo doveva chiudere prima, il suo lungo addio sta rovinando il suo mito

Il Guardian: "Fa tristezza il suo ritiro dalla nazionale, ma è ancor più triste che abbia aspettato così tanto"

Ronaldo doveva chiudere prima, il suo lungo addio sta rovinando il suo mito

Nassr's Portuguese forward #07 Cristiano Ronaldo poses with the trophy after winning the Saudi Pro League title at the end of the football match against Damac at the Al-Awwal Park Stadium in Riyadh on May 21, 2026. (Photo by Fayez NURELDINE / AFP)

Tutta la stampa sportiva mondiale sta trattando l’addio alla nazionale di Ronaldo per quello che è: un vero addio. Il ritiro dal calcio che conta davvero. “Ci vuole un livello di autostima quasi malsano per fare i sacrifici necessari per arrivare al vertice, per dedicarsi a una professione così precaria, per superare tutte le battute d’arresto, gli infortuni e i fallimenti. Come può una persona che ha trascorso tutta la vita a convincersi che non ci sono ostacoli insormontabili accettare che sia giunto il momento di dire addio?”, scrive sul Guardian Jonathan Wilson. Nel caso di Cristiano Ronaldo, il più ossessionato di tutti, è ancora più vero.

Per il Guardian Ronaldo ha scelto un momento “inopportuno” per il suo ritiro. Per almeno tre tornei, si è avuta la sensazione che Ronaldo stesse frenando il Portogallo”. E scrive che alle sue ultime uscite “era come vedere Elvis nel suo ultimo periodo a Las Vegas: non importava che non fosse più il cantante di un tempo, era pur sempre Elvis. Solo che Elvis non portava sulle sue spalle tempestate di strass anche le speranze del Portogallo di vincere la Coppa del Mondo”.

Cristiano Ronaldo in Nazionale per i Mondiali

Come s’era ridotto

“Quando un giocatore gode di una tale fama, quando in qualche modo rimane al centro dell’attenzione anche a prescindere dalla lentezza dei suoi movimenti, prendere la decisione di ritirarsi diventa ancora più difficile. E Ronaldo, con il suo status di massima esportazione di soft power del Portogallo, è diventato anche una questione politica. Un ministro ha dichiarato pubblicamente che non si poteva escluderlo dalla squadra a causa degli introiti che generava e del suo significato per l’immagine del Portogallo. Il Portogallo non è un paese ricco di superstar globali”.

“La sua fama e il suo ego gli hanno distorto la percezione, facendo sì che tutto ruotasse intorno a lui, a prescindere da quanti altri giocatori di grande talento ci fossero in quella squadra. E incredibilmente, ha continuato a farlo anche ai Mondiali di quest’estate : inceppando i meccanismi, chiedendo costantemente la palla, spostandosi occasionalmente sulla sinistra per intralciare Rafael Leão. C’era qualcosa di quasi doloroso nel vedere un giocatore un tempo così esplosivo ridotto in questo stato”.

“È stato un giocatore straordinario. Sarà ricordato come uno dei più grandi di tutti i tempi, in competizione con Eusébio per il titolo di miglior giocatore portoghese di sempre, ma la sua eredità è indubbiamente macchiata da questo lungo addio, dalla sensazione che un giocatore che al suo apice poteva vincere le partite da solo, alla fine sia diventato un peso per la sua nazionale. La sua è stata una grande carriera, ma sarebbe stata ancora migliore se fosse durata un po’ meno”.