Procuratori, Malagò e Simonelli vogliono mettere un argine: 300 milioni di commissioni che “finiscono in attici e yacht di abili mediatori”
"Fanno ciò che vogliono", spesso sostituiscono i direttori sportivi, e lo fanno "con la complicità" di alcune società. Le percentuali di guadagno esistono già, ma vengono aggirate. Malagò vuole lasciare un segno: "altrimenti prima o poi saluterà".

Dc Roma 22/06/2026 - Assemblea elettiva FIGC / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Giovanni Malago’
Il potere dei procuratori è la prossima partita di Malagò e Simonelli. Lo scrive Daniele Dallera sul Corriere della Sera: dopo il rilancio della Nazionale, affidato a Mancini, per il calcio italiano
“è presente un’altra urgenza, più sottile, ma non per questo meno pericolosa: il potere degli agenti, una invadenza insopportabile. Qui potrebbe giocare un ruolo importante un’altra coppia, Malagò & Simonelli, il presidente della Federcalcio e il numero 1 della Lega serie A. Il loro asse ha costruito la candidatura e la guida di Malagò alla Federcalcio”.
E Malagò, aggiunge Dallera, non intende restare a guardare:
“Non c’è dubbio che Malagò voglia incidere e lasciare un segno con la sua presidenza: altrimenti prima o poi saluterà”.
Procuratori, “uno strapotere assoluto”
“Il ruolo dei procuratori è da regolamentare, bisogna mettere un argine a quello che è diventato uno strapotere assoluto. Va ristudiato. Fanno ciò che vogliono, spesso intervengono a gamba tesa, su contratti, rapporti, manipolando giocatori e allenatori. Certo, con la complicità di alcuni dirigenze societarie. Ci sono tra loro professionisti seri, preparati, ma altri si muovono in modo scomposto, ricattatorio”.
La strada indicata è quella delle regole, che in parte esistono già:
“Doveroso contrapporre la forza delle regole, fissando delle percentuali di guadagno che in parte già ci sono ma non vengono rispettate, ma aggirate”.
300 milioni di commissioni
I numeri sono quelli dell’ultimo report della Federcalcio:
“Uno studio sul giro di soldi finito nelle tasche dei procuratori, i nuovi sceicchi del gol, parla di circa 300 milioni di commissioni. Soldi che non rientrano più nel calcio, finiscono in attici e yacht di abili mediatori. Che spesso allargano il loro raggio d’azione sostituendo i direttori sportivi”.
Gli esempi non mancano. Quest’estate Vlahovic non trovava squadra perché gli agenti chiedevano 15 milioni di commissioni. E dove le regole ci sono, si sentono: Suzuki non è andato al Psg per la legge francese sulle commissioni.
Figc e Serie A, “adesso tira un’altra aria”
“Storicamente Federcalcio e serie A sono state sempre conflittuali, adesso tira un’altra aria. Potrebbero diventare i capofila di una nuova tendenza, ovviamente a livello europeo, perché il mercato è senza confini, il dissesto economico è più grave in altre Leghe (basta osservare la tanto decantata Premier League) che in quella italiana. Oltre alla tessera invocata da Buonfiglio, nell’agenda di Malagò (e in quella di Simonelli) c’è il caso procuratori”.
L’aria nuova, per la verità, è arrivata dopo settimane complicate: prima l’assordante silenzio della Serie A su Malagò, poi il voto con cui Malagò è diventato commissario della Figc, e di sé stesso. Simonelli, dal canto suo, la sua ricetta l’aveva già indicata: aumentare i ricavi e ripristinare il Decreto Crescita.