Pioli: “Con la Fiorentina ho fatto una rescissione consensuale dopo l’esonero, perché si trattò di esonero”
Pioli al Corriere dello Sport: "Voglio allenare in Italia. Le responsabilità dell'esonero di Firenze sono state quasi esclusivamente mie"

AC Milan's Italian coach Stefano Pioli reacts prior to the Italian Serie A football match between Atalanta BC and AC Milan at the Gewiss Stadium in Bergamo, on December 9, 2023. (Photo by Isabella BONOTTO / AFP)
Stefano Pioli ha rilasciato una lunga intervista a Ivan Zazzaroni al Corriere dello Sport in cui ha parlato di sè e della sua carriera da allenatore.
Pioli: “A Firenze ho rinunciato a un anno di stipendio”
Ecco alcune dichiarazioni dell’ex tecnico di Milan e Fiorentina:
Sull’ultima esperienza a Firenze:
“No, niente alibi. Le responsabilità sono state quasi esclusivamente mie. Penso da sempre che quando le cose non vanno bene le colpe non possano essere totalmente attribuibili all’allenatore, tuttavia in questo caso me le prendo. Mi è dispiaciuto immensamente perché ero tornato a Firenze con tanto entusiasmo, tanta energia, tanta fiducia. Forse è stato proprio questo l’errore, nel senso che tanta energia e tanta fiducia mi hanno portato a sopravvalutare alcune situazioni, ho alzato troppo l’asticella e siamo rimasti schiacciati. Sono luoghi comuni, assolutamente no, non è così. Quello di Firenze è un ambiente al quale ero particolarmente legato, lo sono ancora per le cose fatte da calciatore e per la prima esperienza da allenatore. È andata malissimo al di là dei risultati che sono stati completamente negativi in campionato, mentre in Conference avevamo vinto tutte e quattro le partite e fatto un buon lavoro”.

Sulla dirigenza viola e Pradé:
“Penso che sia stato un esonero giusto in quel momento, soprattutto nell’ultima partita col Lecce non mostrammo alcuna reazione. Io non
ho mai dato colpe ad altri, mi sono sempre guardato dentro e ho imparato più dalle situazioni negative che da quelle positive. A Firenze
ho anche comunicato male, lo so incoraggiando troppe aspettative. Mai avuto dubbi sulla correttezza di Daniele. Come succede spesso, c’è una società che propone dei giocatori all’allenatore e l’allenatore che dice sì o no. A volte si fa quello che si può. Volevamo migliorare la squadra nel tempo. Non potevamo far tutto nella prima sessione di mercato. Non sono affatto bollito. È vero che l’ultima esperienza è andata male, ma mi sento giovane dentro e ancora in grado di dare tanto. Certo, il calcio è così, i social assegnano etichette emotive. Bastano due vittorie e non sei più bollito”.
Sulla vista al Como di Fabregas:
“No, non mi ha sorpreso, ma ho capito che ha idee molto chiare e che sa trasferirle alla squadra. Quando assisto agli allenamenti dei colleghi mi piace non tanto vedere quello che fanno, quanto come si pongono con la squadra, come riescono a essere chiari e efficaci nell’esposizione delle loro idee. Lui investe molto sull’intensità. Ma adesso il giro è cambiato anche per lui, perché i suoi non erano abituati a una realtà come Como e tanti giocano per la prima volta le competizioni europee. È un’altra vita per un allenatore, per la squadra. Quindi è calata sicuramente l’intensità degli allenamenti perché non puoi fare altro, ormai si parla solo di recupero delle energie e di preparazione della partita successiva… Cesc è molto intelligente, farà una grande carriera”.
Sul divorzio con la Fiorentina:
“La verità è che ho fatto una rescissione consensuale dopo l’esonero, perché si trattò di esonero, e rinunciai a un anno di contratto”.
“Ho sempre ripetuto che fino a 70 starò in campo. Poi si vedrà. Prendo in considerazione anche l’estero, però mi piacerebbe restare in Italia. Vorrei dimostrare qualcosa qui. Ho ricevuto tante offerte da fuori, ma non da Spagna, Inghilterra e Francia. In Italia qualcosina ma non di così fort.