Mbappé che chiede scusa alla Cina è l’icona del calcio servile e codardo che obbedisce solo al capitale
El Paìs smaschera l'ipocrisia dei campioni che prendono posizioni politiche fino a quando non diventa un problema di soldi: "Sarebbe infantile aspettarsi il contrario"

Mg New York (Stati Uniti) 16/06/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Francia-Senegal / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Kylian Mbappe'
Paco Cerdà, del Paìs, è abituato troppo bene: non ha evidentemente mai sentito i giocatori (ma vale solo per il calcio) italiani o della Serie A prendere posizione per qualcosa. Spoiler: non lo fanno, è impossibile che li abbia sentiti. Poi quando vanno all’estero ritrovano la favella. In ogni caso l’editorialista del giornale spagnolo ha comunque buon gioco a stilettare “le tigri di carta” del “calcio codardo”, anche quelli che più si distinguono per mostrare il loro lato politico pubblicamente. Ovviamente il caso di tutti di casi è Mbappé e l’oltraggio alla Cina.
Cerdà cita proprio Mao, quando diceva che a volte i potenti non sono poi così potenti, e che, per quanto possano sembrare terribili, non sono altro che tigri di carta. “Ho visto Mbappé, il calciatore con una coscienza sociale, l’atleta che dice no al fascismo e al razzismo sistemico , il giocatore impegnato per la democrazia che rifiuta Le Pen e si rifiuta di indossare la maglia manipolata da Florentino Pérez contro gli immigrati di Ceuta. Ora l’ho visto chiedere scusa alla Cina per aver definito Mao un dittatore. Dice che è stato un commento inopportuno, che ha ferito molti cinesi e che ha un profondo rispetto per la storia cinese. Poi ho visto il presidente della Liga, Javier Tebas, rammaricarsi profondamente per l’offesa arrecata dal commento di Mbappé ai tifosi cinesi. Naturalmente, entrambe le reazioni sono arrivate dopo che i brand cinesi hanno annullato importanti accordi di sponsorizzazione con l’attaccante del Real Madrid e dopo che la televisione cinese ha annunciato la sospensione delle trasmissioni della Liga”.

Il calcio servile che obbedisce solo al capitale
“Sarebbe ingenuo aspettarsi molto da questo calcio mediocre e servile. Sarebbe infantile credere di nuovo nei calciatori che alzano il pugno – qualsiasi pugno – per esprimere ciò in cui credono veramente, qualcosa che trascende un pallone e le loro banconote macchiate di petrodollari, le scommesse sportive, il machismo o l’insaziabile desiderio di profitto che allontana i tifosi dagli stadi. Il calcio di oggi è obbedienza al capitale”.
“A Mao succedette sul trono rosso Deng Xiaoping, che fece fortuna con quell’esempio per eccellenza di pragmatismo amorale: “Non importa se il gatto è bianco o nero, l’importante è che catturi i topi”. Ed è proprio questo che vuole il calcio d’élite: continuare a catturare topi. Anche a costo di ignorare il popolo, perché ormai lo ha perso, e di affidarsi ai reazionari. Come la gerarchia cinese. Come Tebas. Come Mbappé. Povere tigri di carta”.