La statistica sui chilometri percorsi in campo è una cagata pazzesca, dicono (non proprio così) gli studiosi
L'analisi de L'Equipe: "Parametro privo di significato". Uno studio italiano sul Parma: "Più erano in forma e meno correvano e avevano più chance di vincere"

Db Milano 27/04/2025 - campionato di serie A / Inter-Roma / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Nicolo' Barella
Quante volte, alla fine di una partita – vinta o persa che sia – spunta la statistica (tra le tante) dei chilometri percorsi in campo da quel giocatore o da quell’altro, o anche da una squadra intera, e usiamo quel parametro per raccontarci una verità o un alibi. Ecco, sappiate che quella statistica è una fantozziana cagata pazzesca. Un luogo comune dal valore scientifico pressoché nullo. Lo dice chi questa materia la studia da anni (sì, esistono, sono in mezzo a noi). L’Equipe ci ha parlato e prova a spiegare anche il perché scientificamente.
Una correlazione priva di significato
Vi risparmiamo i calcoli un po’ astrusi sulla correlazione tra chilometri percorsi e l’efficacia. Vi basti il risultato, nettissimo, che riporta il giornale francese. La correlazione è sempre quasi zero. E in ogni caso, “per alcuni professionisti di fama anche una forte correlazione non porterebbe ad alcuna conclusione, perché tale relazione è semplicemente priva di significato”.
“Dobbiamo smettere di porci questa domanda; il concetto è privo di significato. L’indicatore è imperfetto – dice Martin Buchheit, ex responsabile delle prestazioni del Psg, del Lille e del Lione. Si occupa di questo argomento da circa quindici anni. Ha condotto numerosi studi volti a smantellare questo preconcetto. Ne ha fatta quasi una missione.
“Ciò che ti spinge a correre durante una partita sono le esigenze del gioco. È il risultato di ciò che ti viene chiesto di fare o di ciò che la situazione ti impone. Correre è la conseguenza, non un indicatore. In questo triangolo tra prestazione, distanza percorsa e capacità fisica, può essere visto come un vantaggio correre di meno”. In altre parole – spiega L’Equipe – molti parametri influenzano la quantità e la natura dello sforzo profuso durante una partita. Lo stile di gioco, le istruzioni tattiche, lo scenario della partita o l’interpretazione di un ruolo, tra gli altri, hanno un’influenza significativa sia a livello individuale che collettivo.

Lo studio italiano
C’è uno studio italiano che si infila prepotentemente nel discorso scientifico. Pubblicato nel 2025, intitolato “È ora di abbandonare la corsa come indicatore chiave di prestazione nel calcio d’élite” (i titoli chiari, quelli belli). E’ stato condotto da Mauro Mandorino, Mathieu Lacome, Raymond Verheijen e Martin Buchheit: ha seguito 25 giocatori del Parma per tre stagioni (dal 2022 al 2025). Buchheit riassume il principale risultato così: “La squadra aveva la più alta probabilità di vincere le partite quando i giocatori erano in forma migliore ma correvano di meno. Al contrario, quando non erano in forma ma correvano molto, perdevano”.
Lo studio ha rilevato che il volume di corsa era maggiore quando entrambe le squadre erano in parità, probabilmente perché si sforzavano di più per ottenere il vantaggio. Ciò fornisce un’ulteriore prova del fatto che l’andamento di una partita influenza significativamente questo parametro. Uno dei punti chiave riassunti alla fine dello studio sfata un altro luogo comune. Martin Buchheit ribadisce: “Correre durante una partita non è un indicatore della propria forma fisica o capacità atletica. Perché il movimento in campo è sempre legato al contesto di gioco. Il fatto di non correre non significa non avere la capacità di farlo”. L’analisi fornisce un esempio convincente: il caso di una squadra ridotta a dieci uomini, i cui giocatori sono costretti a coprire una distanza maggiore a causa del gioco. La loro forma attuale non è cambiata improvvisamente dopo l’espulsione da parte dell’arbitro.
Raymond Verheijen, ex vice-allenatore dell’Olanda è ancora più chiaro: “La preparazione fisica nel calcio mira a mantenere uno stile di gioco per 90 minuti. Chi enfatizza la corsa dei giocatori si concentra su un sintomo, non sulla causa.”