Il Bayern vuole tenere Kompany fuori per settimane per proteggerlo anche da se stesso

Nei giorni prima del collasso aveva già passato una notte in ospedale, senza esito. Nello spogliatoio i giocatori erano preoccupati: poco sonno, tanto caffè, pasti saltati.

Il Bayern vuole tenere Kompany fuori per settimane per proteggerlo anche da se stesso

Monaco di Baviera (Germania) 26/11/2024 - Champions League / Bayern Monaco-Paris Saint Germain / foto Imago/Image Sport nella foto: Vincent Kompany ONLY ITALY

Vincent Kompany resterà lontano dalla panchina del Bayern Monaco per settimane. Lo ha detto oggi il direttore sportivo Max Eberl in conferenza stampa, il giorno dopo il collasso dell’allenatore durante l’allenamento della seconda squadra. Kompany è stabile, ma resterà in ospedale ancora qualche giorno. E il club adesso vuole fermarlo.

Kompany, Eberl: “Non parliamo di giorni, ma di settimane”

Queste le parole di Eberl:

“La buona notizia: è stabile. Ieri sera ho parlato con lui, e anche con sua moglie. È in ospedale e ci resterà per alcuni giorni, finché non sarà stato controllato tutto. Questo dimostra ancora una volta che la salute è la cosa più importante nella vita, non il calcio”.

“Non parleremo di giorni, parleremo di settimane. Deve essere chiaro a tutti noi, ed è chiaro a tutti. Dovrà tornare solo quando si sentirà di nuovo in forma. Il compito più grande sarà proteggerlo, in parte anche da sé stesso”.

E poi: “Quando i segnali silenziosi del corpo non vengono ascoltati, a un certo punto il corpo urla”. Una diagnosi non c’è ancora: gli esami, ha spiegato Eberl, hanno dato finora risultati parziali. Nello staff tecnico non cambierà niente: la squadra resta al vice Aaron Danks, che guiderà il Bayern nella trasferta di Friburgo. “In questo momento credo davvero che debba riprendersi”, ha detto Danks.

Le notti a studiare gli avversari

Il collasso di venerdì non è arrivato all’improvviso. Secondo il quotidiano di Monaco tz, nel corso della settimana Kompany aveva già passato un’intera notte in ospedale, dove era stato sottoposto a controlli approfonditi che non avevano trovato niente. Dentro il club è noto da tempo che lavora tantissimo e dorme poco, perché analizza gli avversari fino a notte fonda. Un’ossessione che nel calcio ha una lunga storia: Mourinho, trent’anni fa, era il match analyst del Barcellona. E venerdì, dopo l’allenamento della prima squadra, invece di riposare era andato a vedere quello delle riserve.

Secondo la Bild, anche i giocatori erano preoccupati da tempo. Nello spogliatoio si parlava di un allenatore che dormiva pochissimo, faceva meno sport di prima, mangiava in modo irregolare, beveva molto caffè e si caricava di troppo lavoro.

Una settimana con il virus

A tutto questo si è aggiunta un’infezione virale che gli dava dolori alle gambe e problemi a un vecchio tessuto cicatriziale all’anca, tanto da rendergli difficile salire le scale. Nel 6-1 al Lipsia era rimasto seduto in panchina e si era sdraiato su un divano all’intervallo e a fine partita. Poi aveva saltato gli allenamenti e la conferenza prima dell’Arsenal, ma in panchina, nel 2-2 di mercoledì, c’era. E dopo la partita aveva ammesso: “Come allenatore vuoi sempre fare tutto e dare il massimo. La settimana scorsa ho preso un virus piuttosto brutto e naturalmente non ho ascoltato il mio corpo. A un certo punto il corpo ha detto: adesso basta!”.

Kompany è cresciuto con Guardiola, al City, e da lui ha preso anche l’ossessione per il lavoro. Sul tecnico catalano ci eravamo chiesti cosa sarebbe stato senza i soldi del City. Il Bayern, intanto, aspetta: l’allenatore che dice le cose in faccia ai giocatori stavolta dovrà ascoltare il suo corpo.