Senza il doping finanziario del City, cosa sarebbe stato di Guardiola?
Il Times: "I suoi dieci anni al City rappresentano più della metà della sua carriera da tecnico. Cosa facciamo con i 17 trofei maggiori vinti in quel periodo?" E De Bruyne: "Dobbiamo separare il campo dai vantaggi di cui ha goduto. Allora quanto è stato grande?

Db Manchester (Inghilterra) 18/09/2025 - Champions League / Manchester City-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Pep Guardiola
Guardiola: la sua grandezza è compromessa?

Si legge sul Times:
“La genialità della sua intelligenza calcistica, dei suoi principi di gioco e della sua capacità di allenare e motivare era stata dimostrata già al Barcellona e al Bayern Monaco prima del suo arrivo in Premier League. Ma noi giudichiamo gli allenatori anche in base ai risultati, e i suoi dieci anni al City rappresentano più della metà della sua carriera da tecnico. Cosa facciamo con i 17 trofei maggiori vinti in quel periodo?
Quasi ogni allenatore vi dirà che un tecnico vale quanto i propri giocatori. Ma se quei giocatori sono stati pagati grazie alla violazione di regolamenti che tutti i loro rivali rispettavano, non torniamo forse al pilota del Gran Premio che taglia il traguardo per primo con la sua auto truccata?”
Il Times cita come esempio il celebre gol di Kompany nella stagione 2018-19, che valse la vittoria contro il Leicester alla penultima giornata. Ecco, Kompany e tutti coloro che erano in campo quella sera erano stati acquistati per cifre folli, a dimostrazione della volontà di Abu Dhabi di vincere a ogni costo. Sarebbe mai accaduto se il club avesse rispettato le regole finanziarie?
L’esempio De Bruyne

Non poteva mancare un passaggio su De Bruyne:
“Ma cosa dovremmo fare nel calcio? Ignorare Kevin De Bruyne quando si parla del miglior centrocampista creativo ad aver giocato in Premier League? Includerlo? Se scegliamo la seconda opzione, dobbiamo allora separare il suo contributo in campo dai vantaggi di cui ha goduto, per come è stata costruita la squadra e il club che rappresentava.
Nessuno sosterrà che De Bruyne non fosse un grande giocatore. Ma quanto era grande? E come possiamo guardare i suoi migliori momenti con il City con un senso di meraviglia e innocenza incontaminato?”
Una storia contaminata

Il pezzo si chiude citando Rodri, che dice che nessuno potrà togliere la gloria a lui o ai suoi compagni e, dal loro punto di vista, è comprensibile. Tuttavia, la loro storia sarà sempre marchiata da un asterisco a dir poco indelebile. Come quella di Armstrong e delle sue sette vittorie al Tour de France. Lui si considera campione, ma il mondo non lo vede come tale.
La chiosa:
“Per i giocatori del City e per Guardiola — e, del resto, anche per i suoi predecessori Roberto Mancini e Manuel Pellegrini — la colpa (se il verdetto sarà confermato) ricadrebbe invece sui loro finanziatori, eppure le loro storie sono ormai accompagnate da un asterisco. Come li vedremo, come dovremmo guardarli, ripensando a quella fantastica ma forse fraudolenta macchina da corsa?