I club hanno ricordato a Marotta che la Serie A non è casa sua: anche il Como sta con Malagò (già a 12-13 adesioni)

Inaccettabile il metodo. Le proprietà non sono cani scodinzolanti che attendono gli ordini del padrone. Al momento solo Inter, Milan (Scaroni), Atalanta e forse Cagliari (ma per motivi personali) stanno con Galliani

I club hanno ricordato a Marotta che la Serie A non è casa sua: anche il Como sta con Malagò (già a 12-13 adesioni)

Db Milano 22/08/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Monza / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Giuseppe Marotta

Una cosa è la rappresentazione offerta dai giornali (compiacenti), con i club di Serie A che sembrano divisi a metà tra Malagò e Galliani. E un’altra la realtà. I club di Serie A non sono affatto paggetti di Marotta. Parliamo di società strutturate, con proprietà autorevoli. Italiane e straniere. Tante americane. Professionisti. Adulti. Non è che stanno lì a obbedir tacendo a ogni stravaganza di Marotta. È quel che tanti club hanno detto l’altro giorno nella riunione informale convocata da Luca Percassi che evidentemente si sente vestito di un’autorevolezza che in realtà quasi nessuno gli riconosce.

A oggi non è affatto vero che i club sono spaccati a metà. La Serie A candiderà Malagò come prossimo presidente della Federcalcio. Può già contare su 12-13 club e sembra che persino Lotito – l’unico che mesi fa non appoggiò Malagò – stavolta sia propenso a farlo. Ma l’ago della bilancia non è Lotito. Incarna semmai solo una curiosità. Ma Lotito è indecifrabile e comunque è un cane sciolto.

Malagò alla presentazione di mancini

È stato Marotta mesi fa a convincere Malagò a fare il presidente della Figc

Ma andiamo per ordine. I club hanno strabuzzato gli occhi di fronte a quel che sta accadendo. Mesi fa Marotta li convinse che fosse il caso di candidare alla Federcalcio una personalità autorevole come Giovanni Malagò. Dovettero convincerlo. Non era una candidatura nell’aria. Chiaramente Malagò, come ampiamente detto, non è un novellino. Non è che a ogni decisione alza il telefono per condividere la sua scelta con Marotta. L’unico a non sapere che sarebbe andata così era il presidente dell’Inter che evidentemente ha un’alta considerazione di sé. E adesso sta brigando anche per imporre Viglione a segretario generale della Federcalcio.

Dopodiché hanno provato a far fuori Malagò con la pagliacciata del tesseramento. Lui ha accettato la situazione grottesca del commissariamento di sé stesso per non umiliare il Coni e Buonfiglio e allora Marotta che ti fa? Gli ordisce una trappola alle spalle. È un comportamento che lascia senza parole. Come si fa a spiegarlo alle proprietà straniere che sono in Serie A?

Giustamente i club hanno chiesto a Percassi di quale gravissimo reato si sarebbe reso colpevole Malagò. Ha rubato la cassa? Ha commesso reati? Per le società coinvolte, il metodo è inaccettabile. Non è questo il modo di comportarsi. Se ci sono problemi con Malagò, se ci sono dubbi sul suo operato, preoccupazioni, lo si convoca in Assemblea di Lega e se ne parla con lui. Si avvia un confronto. Così ci si comporta nel mondo civile degli adulti.

I club hanno ricordato che lo scorso 5 ottobre la Serie A ha diramato e sottoscritto un comunicato a sostegno di Malagò. Non solo. Il 21 ottobre c’è stato il consiglio federale dove i consiglieri federali nomina di tutte le componenti (tranne l’associazione calciatori) hanno rinnovato l’appoggio a Malagò. E tra i quattro consiglieri della Figc c’è Marotta.

Poi che succede? Il 21 Marotta rinnova l’appoggio a Malagò. E il 23 chiama Galliani. Ma dove siamo, al mercato? La Serie A non è casa Marotta. 

galliani Monza

Sono solo quattro i club dalla parte di Galliani

Il giorno dopo Marotta ha cominciato a chiamare i club a uno a uno, dicendo che Malagò lui non non lo avrebbe sostenuto e che in tanti la pensavano come lui e che il nuovo candidato della Serie A sarebbe stato Galliani.

Non è affatto vero – tanto per dirne una – che il Como sia schierato con Galliani. Suwarso ha capito quel che sta accadendo e oggi aveva in programma un incontro con Malagò. Non si possono trattare i club di Serie A come vassalli obbedienti. È stato considerato un metodo inaccettabile.

Dalla parte di Galliani, per ora, ci sono soltanto Inter, Atalanta, Milan (ma parliamo di Scaroni, bisogna vedere ovviamente cosa ne pensa Cardinale). E poi bisogna capire il Cagliari perché Giulini ha un enorme debito di riconoscenza nei confronti di Galliani che gli ha aperto le porte quando nessuno lo faceva.

Ma nessuno mette in discussione il valore di Galliani ovviamente considerato un dirigente di livello mondiale (peraltro costretto a tesserarsi per l’Enotria). Inaccettabile è il metodo, non Galliani.

Suwarso Como De Laurentiis

Il Parma starà con Malagò: come si fa a spiegare all’americano Krause (che è un signor imprenditore non il primo che passa per strada) che ora si vota Galliani perché Marotta ha deciso così e che il rinnovamento del calcio italiano passa per un signore che ha 82 anni? Il Genoa è per Malagò. Si sapeva già di Napoli, Roma, Torino, Monza, Lecce, Bologna, Frosinone e Udinese.

Sassuolo e Venezia fin qui non si sono pronunciate. Così come la Juventus. Senza dimenticare che Malagò è cresciuto casa Agnelli e che la Ferrari ha quattro concessionarie in Italia e una è di Malagò.

Insomma una cosa è la narrazione che alimenta il mito di Marotta e di club che scodinzolano e attendono che il padrone dia ordini. Un’altra è la realtà. È il motivo per cui Malagò ha già la maggioranza tra i club di Serie A e sarà lui a essere candidato per la guida della Federcalcio.