Ho visto il film su Pino Daniele. O era Freddie Mercury? No no, era Elton John
Le vite delle rockstar sono tutte simili tra di loro o sono i registi che non hanno fantasia? Il film ("Je so' pazzo) mi è anche piaciuto ma sa dejà-vu

The neapolitan singer Pino Daniele during a concert in Mestre on January 10, 1983. Pino Daniele died early on January 5, 2015 at the age of 59. PH.CONTROLUCE/PRESSPHOTO (Photo by PRESSPHOTO / Controluce via AFP)
Ieri ho visto un bel film. C’è questo ragazzo, timido e non del tutto a suo agio con il proprio corpo, che ha un immenso talento musicale. La famiglia lo vorrebbe impiegato con un bel posto fisso, ma lui non può farci niente, anche contro tutto e tutti deve esprimere la sua arte. Per fortuna incontra amici musicisti che credono in lui, e dagli e dagli, entra nel mondo della discografia.
Gli inizi sono difficili, lui non vuole e non può adeguarsi ai cliché e alla musica che già c’è (come molti gli consigliano di fare) perché deve fare la Sua Cosa, per quanto difficile e rivoluzionaria sia.
Poi il successo arriva, sono tutti felici ma non il padre, con cui lo scontro è insanabile: pare quasi che il genitore voglia dirgli “era meglio se ti crescevo zappatore”.
L’adulazione dei falsi amici
Comunque, il Nostro va avanti nella sua vita, ma con il successo arriva il Male: l’adulazione dei falsi amici. Il Nostro cambia, diventa presuntuoso, crede a chi gli dice che è lui il centro di tutto e che il talento appartiene solo a lui, allontana i veri amici e il vero amore (e loro si allontano da lui) e resta solo, circondato solo dal successo freddo e vuoto, che essendo freddo e vuoto non gli dà il calore, quello vero, a cui era abituato. E così, solo, egoriferito e depresso resta, finché qualcuno non gli fa notare che, mentre lui è concentrato sul suo ombelico, nel mondo si sta consumando una catastrofe.
Il Nostro ha una illuminazione, capisce qual è il vero spirito del Natale e vede una possibilità di riscattarsi dai suoi recenti errori: aiuterà chi sta peggio facendo l’unica cosa che sa fare, cioè donare la sua musica al mondo.
Il film si conclude con un grande concerto di beneficenza, una cosa straordinaria come non si era mai vista prima e forse mai più si vedrà.
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Era Pino Daniele ma poteva essere chiunque altro
Chi ha avuto la pazienza di leggere sin qui, penserà forse che questo articolo si riferisca a Je so’ pazzo, il film di Nicola Prosatore sulla vita di Pino Daniele che in questi giorni furoreggia nelle sale; altri, magari più esterofili o che conoscono meglio i miei gusti musicali, crederanno forse che intenda riferirmi a Bohemian Rhapsody, la pellicola del 2018 diretta da Bryan Singer che racconta la storia dei Queen e del loro frontman mai troppo rimpianto Freddie Mercury; qualcun altro potrebbe persino intravedere, nel breve riassunto di cui sopra, il soggetto di Rocketman, il biopic musicale del 2019 dedicato alla vita e alla carriera di Elton John.

Ecco, se dovessi muovere una critica all’opera di Prosatore – che, per inciso, mi è piaciuta molto – sarebbe proprio questa: mentre ero al cinema, avevo la sensazione di assistere a qualcosa di già visto, di già raccontato. Certo il film è di buona qualità, come d’altro canto lo sono i suoi illustri omologhi; gli attori sono bravi e calati nel ruolo, c’è l’amicizia, l’amore, la ribellione, il riscatto attraverso la musica e, naturalmente, una colonna sonora che vale da sola il prezzo del biglietto. Però, uscendo dalla sala tutto sommato soddisfatto, mentre canticchiavo Ue man! a mezza bocca, sono stato assalito da una domanda: ma davvero le vite delle rockstar sono tutte così simili tra di loro, o sono i filmmaker a non saper trovare una chiave di lettura personale, magari anche un poco originale, per raccontarle?
Andrea Raguzzino