De Laurentiis: “Voglio una Lega che mi aiuti a far valere di più il Napoli”

Il presidente del Napoli mette a confronto la Serie A con NBA, NFL e MLB: "Sono macchine commerciali enormi". Poi la proposta: accorciare o eliminare i quindici minuti di pausa.

De Laurentiis: “Voglio una Lega che mi aiuti a far valere di più il Napoli”

Aurelio De Laurentiis president or Napoli prior the Supercoppa Italiana semifinal match between SSC Napoli and AC Milan at King Saud University Stadium on December 18, 2025 in Riyadh, Saudi Arabia. (Photo by Jose Breton/Pics Action/NurPhoto) (Photo by Jose Breton / NurPhoto via AFP)

Una Lega che lavori come quelle americane e una partita senza pause che allontanano i ragazzi. De Laurentiis lo ha detto a Roma, all’Hotel Parco dei Principi, intervenendo a un incontro del TEHA Club, il club di The European House – Ambrosetti dedicato a imprenditori e top manager. Davanti a una quarantina di imprenditori, il presidente del Napoli ha parlato di “Cinema e calcio: la fine del monopolio dell’attenzione”. E sul calcio è stato netto.

De Laurentiis e la Lega: “Guardate NBA, NFL, MLB”

“Lo stadio deve essere un’esperienza. E soprattutto dobbiamo capire che la qualità della competizione crea valore per tutti. Guardate che cosa fanno le leghe americane. NBA, NFL, MLB: sono macchine commerciali enormi. Lavorano sul prodotto, sulla distribuzione, sugli sponsor, sui mercati internazionali. Fanno conoscere i campioni. Sono al servizio delle squadre. Creano valore. E tutto questo dove va a finire? Nei ricavi delle società e nel valore delle franchigie. Vogliamo mettere tutto questo a confronto con la nostra Lega? Io voglio una Lega che mi aiuti a far valere di più il Napoli. E per riuscirci deve far valere di più tutto il campionato”.

Il modello americano, però, non va copiato, precisa: “Abbiamo una storia diversa, competizioni diverse, un rapporto con il territorio che in Europa è unico. Ma dobbiamo imparare dalla loro mentalità”.

“Perché non accorciare o eliminare l’intervallo?”

“Dobbiamo avere il coraggio di discutere il ‘prodotto calcio’ sotto ogni punto di vista. A cominciare dal gioco, dalla durata della partita, dalle interruzioni. Non esistono regole sacre soltanto perché esistono da cent’anni. Se vogliamo riavvicinare i giovanissimi, dobbiamo domandarci che cosa li fa andare via. Prendiamo l’intervallo. Quindici minuti. Ma perché non possiamo discutere se accorciarlo, o perfino eliminarlo?

Chi è allo stadio vive l’atmosfera, sta insieme agli altri, aspetta. Ma il ragazzino a casa? Gli fermi la partita per un quarto d’ora e pensi che rimanga lì ad aspettarti? Prende il telefonino, torna alla PlayStation, trova qualcos’altro da fare. E poi tu ricominci il secondo tempo. Ma lui nel frattempo è andato via. I gol se li guarda dopo, negli highlights. Allora dobbiamo porci il problema. Come rendiamo la partita più continua, più spettacolare, capace di tenerlo davanti allo schermo? Non possiamo pretendere che sia lui ad adattarsi alle nostre abitudini. Dobbiamo essere noi a capire le sue.

Perché nel frattempo YouTube non aspetta la Lega. TikTok non aspetta la UEFA. Il mondo digitale in cui vivono i nostri giovani corre a una velocità straordinaria. E noi non possiamo pensare che il calcio sia immortale soltanto perché è stato importantissimo per cento anni”.

“Le squadre devono diventare media company”

Per De Laurentiis il rapporto con i più giovani non può esaurirsi nei novanta minuti:

“Il rapporto con quel ragazzo non può cominciare al calcio d’inizio e finire al fischio finale. Le squadre di oggi devono diventare anche media company. Ogni giorno abbiamo storie. Abbiamo calciatori che arrivano da Paesi diversi. Abbiamo allenamenti, viaggi, vittorie, sconfitte. Abbiamo Napoli, una città che ha continuamente qualcosa da raccontare”.

Il presidente del Napoli non è nuovo a uscite sul sistema. Di recente aveva detto che Cardinale nel calcio ha esigenze da finanziere, non da imprenditore, aveva rivendicato di pagare le squadre straniere per le amichevoli, trasmesse in tv a 9,99 euro e aveva denunciato che la politica sta facendo di tutto per far cadere Malagò. Intanto nei palazzi del calcio comanda sempre Marotta. E sullo stadio, il tema da cui parte il suo discorso, il progetto del nuovo impianto è rimasto fuori: per Euro 2032 l’Italia punta sul Maradona.