L’omaggio de L’Equipe: “Così il Napoli è rinato dal fallimento e dalla Serie C”
I ricordi dei protagonisti, da Marino a Montervino. L'ex direttore generale: "Il centro di allenamento di Castel Volturno, che è ancora oggi quello del club, è stato realizzato all'epoca, su mia idea"

Aurelio de Laurentiis owns Napoli during the friendly soccer match between Napoli and Casertana at Stadio Patini in Castel di Sangro, Italy, on August 4, 2025. (Photo by Ciro De Luca/NurPhoto) (Photo by Ciro De Luca / NurPhoto via AFP)
Il Napoli di Aurelio De Laurentiis è l’emblema della fenice che risorge dalle proprie ceneri. Il club partenopeo è passato dal fallimento dopo la gestione Naldi, passando per la C e la B, a due scudetti negli ultimi tre anni. E a rendere omaggio alla società azzurra è il quotidiano sportivo francese L’Equipe.
Marino: “A Napoli non avevamo né maglie e né palloni”
L’Equipe ha ripercorso la rinascita del Napoli. E l’ha raccontata con i protagonisti:: da Pierpaolo Marino a Francesco Montervino. Ecco alcune parole del dirigente, ora al Bari:
“‘Non avevamo né maglie e né palloni. Montervino, andò a comprarli in un negozio di articoli sportivi, e fu così che la squadra riuscì ad allenarsi”. Montervino ha commentato quel periodo: “La verità è che abbiamo usato un pallone che Montesanto aveva nel bagagliaio della sua macchina. Ho dato dei soldi al fisioterapista perché andasse a comprare calzini e pantaloncini. Ma i palloni li ho comprati io…”.

L’Equipe ha riportato le parole del 2013 del presidente De Laurentiis: “Quando ho vinto l’asta del club al tribunale di Napoli, non sapevo nulla del 4-3-3 o del 4-4-2. Non sapevo in cosa mi stavo cacciando. Dopo aver sborsato 32 milioni di euro, ho chiesto al tribunale come avrei acquisito gli uffici, lo stadio, i giocatori… È stato allora che il giudice mi ha detto: ‘Credo che lei non abbia capito; ha comprato solo un nome!'”.
Marino racconta che inizialmente tentennò di fronte all’offerta di Adl:
“Non ho detto subito di sì, ero sotto contratto con l’Udinese. Sono andato a trovare De Laurentiis in Svizzera. Sono arrivato alle 23 e abbiamo parlato fino alle 4 o 5 del mattino. Quello che mi interessava era capire le garanzie del progetto. Se avessimo iniziato nello stesso momento degli altri, avremmo vinto il campionato. L’anno successivo (2005-2006), lo abbiamo vinto con tre o quattro giornate di anticipo. Vincere quel campionato fu come vincere uno scudetto.
In ballo c’era una logica manageriale. Non mi sono concentrato solo sulla costruzione della squadra. Il centro di allenamento di Castel Volturno, che è ancora oggi quello del club, è stato costruito all’epoca, su mia idea, con l’aiuto di un costruttore: il proprietario dell’hotel dove alloggiavamo. In quegli anni, il club si è ristrutturato con un modello imprenditoriale che ho potuto implementare grazie alla fiducia e all’autonomia che il presidente mi ha concesso”.
Emanule Calaiò ricorda: “Il miracolo fu vedere 50.000 spettatori alla prima partita di Serie C1 e raggiungere cifre di affluenza che erano difficili da ottenere persino in Serie A: questo è un miracolo d’amore”.
Il quotidiano sportivo francese ha sottolineato, ovviamente, il ruolo del “salvatore” Aurelio De Laurentiis. Che da lì ha cominciato la scalata.