Totti: “Con Spalletti non ci siamo ancora riappacificati del tutto, con me non si è comportato benissimo”
Nel libro racconta anche che il Como e il Genoa lo rivolevano in campo a 48 anni. E il primo bacio con Noemi: "La lingua ci va oppure no?"

Francesco Totti participates in the Galacticos Show - 21st Century Legends Showdown football match at Silesian Stadium in Chorzow, Poland, on April 25, 2026. (Photo by JPix/NurPhoto) (Photo by JPix / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Se c’è una cosa che sanno fare, in Cairo Editore, è vendere. Di più se, come in questo caso, il libro si vende da solo. “Oltre“, la nuova autobiografia di Totti ,esce in libreria, ma ovviamente prima per estratti distribuiti ai media. Sui due giornali di Cairo, Corriere della Sera e Gazzetta, ci finiscono i più succosi. Firmati in prima persona (anche se il libro è scritto con Alessandro Alciato). Scopriamo per esempio che il Genoa e il Como volevano toglierlo alla partitella di calciotto del lunedì, e rimetterlo in campo a quasi 50 anni. O lo stato dell’arte della lunga e difficile riappacificazione con Spalletti. Ma prima tocca virgolettare il primo bacio con Noemi. La parte della tensione adolescenziale nell’auto è impagabile.
Il primo bacio
“Il primo bacio è arrivato moltissimo tempo dopo. Vicino a Piazza del Popolo, in auto, come due ragazzini, nella penombra. C’avevo un po’ di paura, ero emozionato per davvero. Di baci ne avevo dati in vita mia, ma quello lo consideravo importantissimo. Mica potevo sbagliarlo, come il rigore contro l’Australia al Mondiale del 2006. Momenti fondamentali per il futuro, inni alla gioia. Ho iniziato a essere assalito dai dubbi dell’adolescente. La bacio io o aspetto che lo faccia lei? Chiudo gli occhi o li tengo aperti? E se poi non le piace? La lingua ci va oppure no?“. Capite bene che siamo di fronte ad un nuovo possibile tormentone, tipo “con mollica o senza?”.
Totti ha detto no al Como e al Genoa
“Ho detto no alla Serie A. Ho detto no al Genoa. Ho detto no al Como. Avevo 48 anni. Allenatore del Genoa era Alberto Gilardino, Campione del Mondo come me con l’Italia del 2006, mentre sulla panchina del Como c’era già Cesc Fabregas, uno dei grandi della storia del calcio. Gilardino aveva 42 anni, Fabregas 37, quindi avrei avuto rispettivamente 6 e 11 anni in più di chi era pagato per dirmi cosa fare. Non sono leggende metropolitane, è la pura verità. Incredibile, ma vera. Pazzesca. Per tenermi in forma giocavo tutti i lunedì sera a calciotto, il calcio a otto come dice il nome, che forse è anche un po’ lo sport dei pensionati, del dopo-lavoro, però mi divertivo e segnavo pure, un po’ rotondetto, ma il mio stato di forma non era malaccio. Me la cavavo bene, mica ci si dimentica di come si tocca un pallone, di come si calciano le punizioni o si fa un assist”.
“Facevano sul serio. Ho preso del tempo per decidere e, prima di dare una risposta, ho cominciato a lavorare duramente. Proprio tanto. Ho continuato col calciotto del lunedì, ho aggiunto tre sedute a settimane in palestra e due col fisioterapista, controllando l’alimentazione. Via il pane, via i dolci, via tutto. Togliere i dolci è stata durissima. Gilardino qualche WhatsApp me lo mandava: «Allora?». È un biellese, quindi non è che parlasse tanto, neanche via messaggio. La testa diceva che avrei potuto accettare, il cuore no, poi si ribaltavano i ruoli, i pensieri frenavano e il battito accelerava, fatto sta che alla fine la conclusione era sempre la stessa, una domanda che mi ponevo da solo: ma si può giocare in una squadra che non sia la Roma?”. “Un tradimento sportivo non ha età, che siano 18 o 48 anni”.
Il lungo percorso di pace con Spalletti
Nel libro Totti spiega anche con Spalletti le cose non sono ancora del tutto a posto. L’abbraccio al Bambino Gesù e poi gli spot hanno riallacciato un rapporto. Ma le ruggini ancora restano. Sembra il racconto in scala di un percorso di pace in Medio Oriente. Quando si vedono per la prima volta fuori all’ospedale pediatrico ha rotto il ghiaccio Gravina: “ha fatto lo splendido: “Lui è Luciano Spalletti…”. Che, devo dire, ha pronunciato le parole giuste, per sdrammatizzare: “Dalla parte del cuore, ti do l’abbraccio? Dalla parte del cuore, via…”. Un cinque veloce. Un abbraccio. Si è trattato di un gesto fugace, nulla di più. Non ho sentito nulla, non era ancora amore. Un fremito, o un brivido, niente di niente. L’ho rivisto all’Olimpico di Roma, il 14 maggio 2025, finale di Coppa Italia vinta dal Bologna contro il Milan. “Come va?”. “Tutto bene, e tu?”. “Bene, grazie”. “Ciao”. “Ciao”. Solite cose, senza trasporto. Poi, spariti”.

Si rivedono sul set della pubblicità d’un amaro: “Sono arrivato in motorino, era mattino presto. Ognuno aveva il suo camper per cambiarsi e per truccarsi. Sono sceso dal mio e mi sono avviato verso quello di Spalletti. Ho bussato. “Apri, che c’hai paura?”. È sceso, ci siamo abbracciati, una cosa leggermente più vera rispetto a quella del Bambino Gesù. “Francesco, sei contento di fare lo spot con me?”. “Non vedevo l’ora. Comunque mi devi ringraziare, mister. Se avessi detto no io, non avrebbero preso neanche te”. “Abbiamo lavorato insieme due giorni, è servito, ci siamo sciolti, abbiamo sorriso, di quei sorrisi spontanei, non comandati. Mi sono divertito. Devo dire che ne sono uscito più sereno. Nell’estate del 2026 ne abbiamo girato un secondo, per tre giorni nella tenuta di Spalletti, in Toscana. Una sera ci siamo ritrovati a tavola insieme ad altre persone. Ho parlato io, rivolgendomi a tutti: “Come allenatore era uno dei più forti, con me non si è comportato benissimo…”. “No, Francesco, è tutta colpa tua, sei tu che hai voluto il male mio e mi hai cacciato dalla Roma”. “Ma che stai a dì, mister? Hai fatto tutto da solo”. Non ne siamo usciti neanche lì, però il clima era decisamente più amichevole. Di spot in spot stiamo eliminando le scorie. Abbiamo iniziato un forte percorso di riavvicinamento. Quando ci racconteremo tutta la verità, nient’altro che la verità, io ci metterò una pietra sopra in maniera definitiva. Potremo tornare a essere quelli di prima. E dopo la verità, brinderemo alla nostra. Amaro Spalletti, sapore vero”.