Tamberi: “Sto riprovando quello che provavo dieci anni fa, ma con in mezzo due operazioni”

A Budapest l'azzurro si prende il titolo con 2,37, miglior misura mondiale dell'anno, poi sfida (invano) il 2,41. "Volevo dimostrare che non mi manca niente". E sogna di chiudere al Mondiale di Roma

Tamberi: “Sto riprovando quello che provavo dieci anni fa, ma con in mezzo due operazioni”

Italy's Gianmarco Tamberi celebrates with the trophy after his victory in men's high jump final during the World Athletics Ultimate Championship at the Gyula Zsivotzky National Athletics Centre, in Budapest on September 13, 2026. (Photo by Ben STANSALL / AFP)

Le parole di Tamberi dopo l’oro alla World Athletics Ultimate Championship di Budapest raccontano un campione tornato al top. Il saltatore azzurro ha vinto il titolo superando 2,37 — miglior prestazione mondiale stagionale — e ha poi provato l’assalto al 2,41, quota che avrebbe migliorato il suo record italiano (2,39), fallendo i tre tentativi. Ma la sostanza è quella di una rinascita, come ha spiegato a Sky Sport.

Tamberi dopo l’oro: “Non mi manca niente”

Nel 2023 dicevamo che avevi vinto tutto. E invece no…

“Sono veramente contento. È chiaro, uno dice: hai vinto l’Olimpiade, hai vinto il Mondiale. Ma io sapevo di poter fare altre misure. Tempo fa, in un’intervista a un giornale marchigiano, mi chiedevano cosa mancasse a Tamberi: spero di aver dimostrato che non manca niente.”

Cosa c’era, nella tua testa, a 2,41?

“Ho un po’ rivissuto la mia carriera. Sono ripartito da quel 2016, quando proprio a quell’altezza mi ruppi la caviglia. Ed è bello, perché ho capito che quell’infortunio mi ha insegnato a non avere paura di niente. Sto riprovando quello che provavo dieci anni fa, ma con in mezzo due operazioni. Ho fatto gioire tante persone che mi sostengono e ho dimostrato a chi non ci credeva.”

Un flashback che è la chiave di tutta la sua parabola: la caviglia spezzata alla vigilia di Rio, le operazioni, e poi la risalita fino all’oro condiviso di Tokyo 2021, quello spartito con Barshim che fece il giro del mondo. Stavolta il riscatto arriva dopo l’amarezza recente, quando aveva salutato il Mondiale di Tokyo già in qualificazione.

“Uno stadio che si alza per il tuo salto dà i brividi”

Sei l’uomo del pubblico: quanto sei orgoglioso?

“È la cosa più bella. Vedere uno stadio che si alza per un tuo salto dà i brividi. Mi rendo conto di avere addosso tanta responsabilità, e in questi casi io sono più forte e stimolato. Mi sono divertito un sacco e finalmente sono tornato a saltare quello che valgo. Vado a Los Angeles con una fame e una voglia che non potete immaginare.”

Il riferimento è ai Giochi di Los Angeles 2028, l’obiettivo per cui ha deciso di andare avanti: una scelta che, come aveva raccontato, deve molto all’arrivo della figlia.

Il sogno finale: un Mondiale a Roma

E se ci fosse un Mondiale a Roma nel 2029?

“Sarebbe bellissimo finire la mia carriera lì.”

La chiusura perfetta per un atleta che ha fatto del rapporto col pubblico la sua cifra. Del resto la sua è una storia di continue rinascite, quella di un ragazzo che da giovane nemmeno amava il salto in alto e che oggi, a Budapest, ha ricordato a tutti — avversari compresi — perché resti uno dei più grandi di sempre.