Saffioti FC, dovevano restare solo compagni di classe: sono diventati una squadra, col prof presidente

In un anno di cronache nere sulla scuola — una prof accoltellata a Roma, decine di aggressioni ai docenti — arriva una storia che commuove e riconcilia. La racconta Luigi Garlando nella sua “Sveglia”: ad Abbiategrasso una classe ha fondato una squadra di calcio e l'ha intitolata al professore più amato, azzurro Napoli dalla testa ai piedi.

Saffioti FC, dovevano restare solo compagni di classe: sono diventati una squadra, col prof presidente

Il Saffioti FC è probabilmente la cosa più bella successa quest’anno tra i banchi. La firma, non a caso, è quella di Luigi Garlando, che nella rubrica “La Sveglia” sulla Gazzetta dello Sport — nata apposta per raccontare gli episodi virtuosi che non fanno notizia — sceglie di ripartire da qui: dal liceo “Bachelet” di Scienze Umane di Abbiategrasso, alle porte di Milano.

Saffioti FC, come è nata l’idea (in stile “Attimo fuggente”)

La scena, racconta Garlando, ha il sapore di un film. Una mattina Claudio Saffioti, professore di Italiano e Latino, 39 anni, di Torre del Greco, entra in una quinta. I ragazzi si alzano in piedi come ne “L’attimo fuggente”: indossano tutti una maglietta azzurro Napoli, la squadra per cui tifa il prof, con stampato il suo avatar ricavato da una foto, immancabile borsello compreso. È la divisa del neonato Saffioti FC, la squadra dedicata al docente più amato. A spiegare il perché è Daniele Grassi, anima dell’idea:

“Perché non ci ha mai fatto sentire la distanza dalla cattedra. E si è sempre interessato alle nostre vite. Anche solo chiederci: ‘Com’è andata la partita?’ è una gentilezza che avvicina. Noi di quinta siamo usciti, ma il Saffioti FC vive. Ci siamo iscritti al torneo CSI a 7. Un modo per non perderci. Il prof è il presidente, sempre presente.”

È il cuore della storia: una squadra fondata non per vincere, ma per restare insieme dopo la maturità. E per dire grazie a un adulto che ha saputo ascoltare. Del resto, quando la scuola incrocia lo sport succedono cose belle, un po’ come quando il club abbraccia la sua gente: lo si è visto anche quando i giocatori del Napoli hanno incontrato i tifosi.

Il prof: “Ho vibrato di commozione. E il Napoli? Tifosissimo”

Poi c’è lui, il professore, che davanti a quelle magliette si è sciolto:

“Beh, quella mattina davanti a quelle magliette ho vibrato di commozione. I ragazzi non vanno solo istruiti, vanno ascoltati. Quando la scuola incontra lo sport, succedono belle cose.”

Il capitolo Napoli, per un torrese, non poteva mancare. E la memoria di Saffioti va dritta a una notte di fede:

“Il Napoli? Tifosissimo. Ho ancora nelle ossa il freddo del dicembre 2010, Europa League. Molti lasciarono il San Paolo per il gelo. Io restai con fede: gol di Cavani al 92′ alla Steaua Bucarest.”

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Un ricordo verissimo: quella sera del 15 dicembre 2010, con un colpo di testa su corner di Hamsik in pieno recupero, Edinson Cavani firmò l’1-0 alla Steaua che spedì il Napoli ai sedicesimi. Il tipo di notte che ti resta addosso per sempre — la stessa passione che ci portiamo dietro quando ricordiamo come si tifava una volta.

Il sogno: la terza categoria e, un giorno, un’amichevole col Napoli

La favola, adesso, ha pure un calendario. “Sabato il Saffioti FC comincia il campionato”, racconta il prof-presidente. “Il sogno è la 3ª categoria. E un domani, chissà, un’amichevole col Napoli… Tiferei per i miei ragazzi.” Un desiderio semplice e disarmante, che vale più di tanti proclami sulla scuola.

In tempi in cui si parla spesso di quanto le scuole calcio siano diventate care e i ragazzi vadano rimessi al centro, e di come spesso ai giovani manchino strutture e ascolto, la storia del Saffioti FC ricorda una cosa elementare: a volte basta un professore che chiede “com’è andata la partita?” per lasciare un segno. E una maglietta azzurra per trasformarlo in leggenda scolastica.