Lo spendaccione Milan di Amorim perde 2-0 in casa col Benfica. Fischi a San Siro
Europa League. I portoghesi vincono senza nemmeno sudare più di tanto. Prima del match, il tecnico rossonero ha cominciato a mettere le mani avanti: "Se non ho i giocatori adatti al mio sistema di gioco? Penso che tu abbia in parte ragione"

Db Milano 28/08/2026 - campionato di calcio serie A / Milan-Venezia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Ruben Amorim
Amorim gioca come giocano tutti oggi, il calcio omologato
Esordio non proprio memorabile in Europa League del Milan di Amorim uno dei tanti profeti del nuovo football. I rossoneri sono stati sconfitti 0-2 in casa dal Benfica. Se avesse perso così Allegri, i processi si sarebbero svolti direttamente nell’aula bunker.
Amorim gioca come giocano tutti questi nuovi progetti. È il calcio omologato che tanto piace agli intenditori. Il Benfica di Marco Silva è passato a San Siro con disarmante facilità. Due gol, uno per tempo. Il primo di Lukebakio, il secondo di Kaminski. È finita con i fischi di San Siro.
Amorim insiste con Gonçalo Ramos al centro dell’attacco ma il portoghese è coerente: non la becca mai in ogni partita. Spazio ad Hutchinson con Cisse dietro al portoghese. Jashari in mediana con Musa. In panchina Rabiot, Mario Gila, e l’eroe di Lazio-Milan ovvero Diego Moreira.
I rossoneri sono soporiferi. Un’occasione ogni tanto, più frutto del caso che altro. Nella ripresa qualche cambio, più o meno i soliti ad eccezione di Modric che resa in panchina.

Arriva la prima sconfitta stagionale per il Milan che in campionato era partito bene con i due successi su Torino e Venezia. Poi ha pareggiato contro Juventus e Lazio. E adesso la sconfitta contro il Benfica.
Prima della partita, Amorim ha cominciato a mettere le mani avanti sulla rosa. Eppure Cardinale ha speso 170 milioni di euro per lui. Ma gli allenatori contemporanei sono fatti così.
Ecco le sue parole riportate da Nicolò Schira su X:
“Se non ho i giocatori adatti al mio sistema di gioco? Penso che tu abbia in parte ragione. Allo United e al Milan trovo due grandi club e una grande pressione, dove la gente pensa che posso risolvere tutto in poco tempo. Questa squadra è diversa, è abituata a giocare a tre, i difensori sono veloci. Non ho le caratteristiche perfette perché è impossibile arrivare in nuovo club e avere tutto già pronto, so che ci sarà bisogno di tempo, e so anche che la pressione è così alta che non hai tempo. Ma preferisco fare questo tipo di lavoro perché significa molto per me: se devo fallire, è meglio che fallisco alla grande. Voglio aiutare questo club, non so se avrò il tempo necessario, ma i calciatori mi ascoltano molto in allenamento e questo mi dà la speranza che si possano trovare delle soluzioni”.