Raimondo bomber di provincia, così lontano dai calciatori gonfiati dai media

Segna e basta: quattro gol in tre giornate. Gioca nel Frosinone, nessuna copertina patinata per lui. In Italia se giochi in provincia, nessuno ti fila. Mancini riparta da lui

Raimondo bomber di provincia, così lontano dai calciatori gonfiati dai media

Mp Firenze 29/08/2026 - campionato di calcio Serie A / Fiorentina-Frosinone / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: gol Antonio Raimondo

Doppietta alla Fiorentina e oggi al Venezia

Antonio Raimondo segna con la regolarità brutale di chi non deve chiedere il permesso a nessuno, eppure la narrazione dominante ne distoglie lo sguardo, anestetizzata dal colore della maglia. Anche oggi due gol al Venezia dopo i due alla Fiorentina. Giocare a Frosinone, nel provincialismo distratto dei grandi network, equivale a una condanna alla penombra, dove i gol pesano meno, le giocate vengono rubricate a folklore locale e il talento viene trattato con la sufficienza riservata ai mestieranti di passaggio, e pensare che nel suo trascorso a Salerno fu persino bollato come inadatto alla piazza. È la dittatura della stampa tossica, quell’ecosistema mediatico che spinge il pallone giù per la china del tifo patinato e in cui i giudizi non si pesano sui fatti, ma sul peso specifico del marchio.

frosinone

Se Raimondo indossasse la maglia dell’Inter, perfino dalla panchina, l’eco mediatica assumerebbe contorni da crociata scientifica, dove un’entrata a dieci minuti dalla fine verrebbe sviscerata alla moviola tattica e una spizzata di testa trasformata in premonizione da Pallone d’Oro. Prendete il caso di Pio Esposito: sono bastati sprazzi di gara e qualche spezzone di presenza per scatenare i vati del mercato, con valutazioni astronomiche sparate con la disinvoltura dei soldi finti fino a investirlo ufficialmente del ruolo di salvatore e futuro della Nazionale, salvo poi vederlo ieri, in un big match, tirato fuori dopo appena quarantacinque minuti in cui non ha letteralmente toccato un pallone. Senza dimenticare il rigore sbagliato contro la Bosnia nel match che ci ha lasciato fuori dal Mondiale.

lucarelli

 

Raimondo segna e basta, come Hubner, Lucarelli, Di Natale

Nel frattempo, in Ciociaria, Raimondo non aspetta il favore dei riflettori e fa semplicemente la cosa più difficile del calcio, ovvero buttare la palla dentro a raffica sorreggendo l’attacco con una fame che non trova spazio nei salotti tv. Il suo unico torto è la concretezza senza glamour, l’assenza di quell’hype artificiale che si costruisce a tavolino solo nei grandi club. Il calcio italiano soffre di questo provincialismo al contrario, pronto a incensare il nulla se veste firmato e a ignorare la sostanza se veste di periferia, mentre Mancini farebbe bene a ripartire davvero da Raimondo da Ravenna, ventidue anni e le idee chiarissime, lasciando agli imbonitori il compito di spiegare perché la realtà continui sistematicamente a smentire i loro spropositi. Viva il calcio di Raimondo, che ci riporta d’incanto ai tempi in cui in provincia si respirava l’aura dei bomber romantici, dei vari Hübner, Lucarelli e Di Natale: quei profili genuini che abbiamo colpevolmente perduto negli anni per inseguire fantomatici oriundi o stranieri di belle speranze.