Quanto aveva ragione Conte sui falliti da social (e non solo) che avvelenano l’ambiente Napoli
Se l'unico disegno è generare entropia, avvelenare i pozzi e spargere fango per bagnare il proprio ego... beh, il disegno è riuscito. Per questo diciamo: viva Carratelli

Ni Napoli 24/05/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Udinese / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Antonio Conte
L’eredità morale di Antonio Conte
“Napoli ha voglia di gente che vuole bene alla squadra”. “Napoli non ha bisogno dei falliti da social che buttano veleno sulla squadra”. Eccole, come risuonano oggi forti e precise le parole di Antonio Conte nel giorno della sua conferenza di addio. Un’eredità morale che non dev’essere né dimenticata né svenduta al miglior offerente di clic. Perché se c’è un demone che rischia di affossare questo club, più del campo e più delle dinamiche di mercato, quello è l’ambiente. O meglio: quella parte di ambiente che ha scambiato la passione con la pretesa di fare carne da macello di ogni scelta.
Bisogna avere il coraggio di scindere il diritto di critica — sacrosanto e fondamentale — dalla denigrazione personale. Un conto è analizzare tenendo conto di principi etici che dovrebbero stare alla base della comunicazione; un altro è trasformare il Napoli nel palcoscenico della propria frustrazione.

Il Napoli ha bisogno di fiato per riorganizzarsi
Che il Napoli sia in difficoltà, oggi, nessuno lo nega. Che questa squadra abbia un disperato bisogno di ritrovarsi, è sotto gli occhi di tutti. Ma parliamoci chiaro, senza ipocrisie: il Napoli non è il Real Madrid, piaccia o meno. È una società a gestione familiare che — checché se ne dica o si voglia riscrivere la storia — negli anni ha compiuto miracoli economici e sportivi incredibili. E ora che ha bisogno di prendere fiato, di riorganizzarsi e provare a confermarsi seguendo una strada diversa, che si fa? Si massacra tutto?
Manca del tutto l’equilibrio. O forse, più semplicemente, c’è solo la voglia di spargere il famoso veleno continuo. Intendiamoci: un conto sono gli Ultras, che piacciano o no hanno una loro etica, una loro coerenza e una loro rispettabile mentalità. Un altro conto, ben diverso, sono coloro che hanno semplicemente un megafono a disposizione e lo usano per scagliare continui colpi a un gruppo che avrebbe solo bisogno di serenità. Serenità per provare a mettere di nuovo in moto quel carro su cui poi, inevitabilmente, salirebbero tutti a fare i primi della classe.

Viva Mimmo Carratelli
Bisogna tornare a marcare a uomo la distinzione tra le notizie comprovate da fonti verificate e i semplici punti di vista spacciati per certezze assolute. Oggi è impossibile accendere una radio, sfogliare un social o fare zapping senza imbattersi in portatori di verità assoluta, improvvisati tattici di lavagna e videomaker d’arrembaggio. Un sottobosco di opinion leader da tastiera, pagine e paginette nate per speculare sull’umore della piazza.
La verità è una sola: il pallone è appartenenza, identità, respiro comune. E molti di quelli che oggi urlano e pontificano esistono mediaticamente soltanto perché il Napoli recita a certi livelli. Senza questa squadra parlerebbero, forse, di meteo o di giardinaggio.
Se l’unico disegno è generare entropia, avvelenare i pozzi e spargere fango per bagnare il proprio ego… beh, il disegno è riuscito. Ma a fare le spese di questo incendio appiccato per un pizzico di visibilità è sempre e solo la serenità della squadra. È ora di scegliere da che parte stare: con chi al Napoli vuole bene davvero o con chi vive solo di spallate. Per questo Viva Mimmo Carratelli che ci riporta dalle pagine de Il Corriere dello Sport a quel giornalismo d’autore che tanto bene fa.