Lotito e l’inchiesta sulla Lazio, la linea concordata in cinque minuti col suo alter ego: “Meglio star zitti, è l’inizio del cinema”

Mentre la Procura di Roma indaga per aggiotaggio, il presidente biancoceleste sceglie il silenzio pubblico ("No comment") ma si sfoga al telefono con il suo uomo-ombra. Trattenendo la rabbia e aspettandosi "altre puntate".

Lotito e l’inchiesta sulla Lazio, la linea concordata in cinque minuti col suo alter ego: “Meglio star zitti, è l’inizio del cinema”

Roma 10/01/2024 - Coppa Italia / Lazio-Roma / foto Image Sport nella foto: Claudio Lotito

C’è lo sfogo di Lotito, dietro il “no comment” ostentato in pubblico. Quando ieri mattina si è saputo delle perquisizioni che hanno riguardato Mauro Masi e Luigi Bisignani — ora tra gli indagati per aggiotaggio — i telefoni di Claudio Lotito hanno iniziato a squillare tutti insieme. Ma il presidente della Lazio, racconta il Corriere della Sera, avrebbe risposto solo al suo alter ego.

Lo sfogo di Lotito con l’uomo-ombra di Formello

Quell’unico interlocutore sarebbe Emanuele Floridi, 48 anni, capo della comunicazione e della strategia di Formello, l’uomo di cui — a quanto riferisce il quotidiano — il senatore di Forza Italia davvero si fida. È lo stesso Floridi che nel 2023 lo seguiva sui tratturi del Molise nella campagna del candidato di centrodestra Francesco Roberti, poi eletto, ed è indicato come il regista dello sbarco della Lazio al Nasdaq di New York. Con lui, in cinque minuti, Lotito avrebbe concordato la linea:

“Meglio star zitti, è l’inizio del cinema.”

Lo show, nella lettura del presidente, sarebbe appena cominciato: si aspetterebbe altre “puntate” dall’inchiesta della Procura di Roma. Con tanta rabbia trattenuta, sempre secondo il racconto del Corriere:

“Potrei ricordare tutto quello che ho vissuto e sto vivendo in questi anni, ma non sarebbe corretto nei confronti di chi indaga, è una fase molto delicata.”

L’accusa della Procura e gli otto mesi di contestazione

Sul piano giudiziario, va ricordato che si tratta di accuse ancora tutte da verificare e che per gli indagati vale la presunzione di innocenza. La Procura di Roma, come abbiamo raccontato ieri, ipotizza una “regia unitaria” dietro un pressing — via media e social — che avrebbe avuto lo scopo di indurre Lotito a cedere il pacchetto azionario del club. Sullo sfondo, la protesta della tifoseria: Masi e Bisignani erano tra gli ospiti, l’11 luglio scorso, degli “Stati generali della Lazialità”, la manifestazione dei tifosi che avevano raccolto 45 mila firme al grido di “Lotito libera la Lazio!” e proclamato lo sciopero del tifo all’Olimpico, in vigore dal 30 gennaio. Otto mesi avvelenati.

Il precedente del 2006 e la richiesta dei tabulati

Di fronte alle contestazioni, il tifo organizzato sui social avrebbe già evocato il precedente del 2006, l’inchiesta su una presunta scalata al senatore attribuita all’epoca al gruppo degli Irriducibili: allora finì con tutte le assoluzioni, con i giudici a parlare di una semplice “aspra contestazione”. Questa storia, però, sembra diversa: le pressioni perché Lotito venda durerebbero da un paio d’anni, da quando — è la ricostruzione del Corriere — si è messo in testa di prendere lo stadio Flaminio. Insulti telefonici, minacce, cortei cresciuti dai 5 mila del 14 giugno 2024 ai 20 mila del 2 luglio scorso, fino ai manifesti funebri affissi per Roma. Fu lo stesso Lotito, due anni fa, a chiedere alla Giunta per le immunità di Palazzo Madama l’autorizzazione a far acquisire i propri tabulati: da lì, spiega il quotidiano, sarebbe nata l’inchiesta.

Una vicenda che intreccia calcio, finanza e politica, come tante storie di potere che raccontiamo, ben oltre le cronache del campo e delle panchine. Per ora, dalla parte di Lotito, resta il silenzio scelto in cinque minuti al telefono. E l’attesa delle prossime “puntate”.