Per crescere in Europa l’Inter vuole comprare una squadra all’estero
Il piano è acquistare un club all'estero (prima divisione belga/portoghese o seconda spagnola) per lanciare i giovani. Operazione da 25-40 milioni sul modello Chelsea-Strasburgo e City-Palermo.

Cm Milano 22/08/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Monza / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: Lautaro Martinez
Il piano dell’Inter di acquistare un club all’estero è la strategia con cui i nerazzurri vogliono colmare il gap con le grandi d’Europa. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera (Paolo Tomaselli), la società studia l’acquisizione di una squadra straniera — di prima divisione in Belgio, Olanda o Portogallo, oppure di seconda in Spagna — da trasformare nello sbocco ideale per la crescita dei propri talenti.
Inter, acquistare un club: perché e con quale budget
L’idea nasce da un problema concreto: per i giovani dell’Under 23 nerazzurra i tempi e i costi per affermarsi in Serie B o C sono ritenuti troppo alti. Da qui la soluzione del “club-satellite”, modello già collaudato da diverse big: dal Chelsea che controlla lo Strasburgo in Ligue 1, al City Group proprietario del Palermo, fino al Monaco che gestisce il Cercle Brugge in Belgio (senza dimenticare l’Udinese con il Watford). Il budget dell’operazione oscillerebbe tra i 25 e i 40 milioni, l’equivalente del costo di un titolare secondo i parametri Oaktree, con l’obiettivo — se i tempi saranno brevi — di muoversi già sul mercato estivo 2027-28.
I vantaggi: giovani, extracomunitari e plusvalenze
I motivi sono sia tecnici sia economici. Da un lato, un campionato estero permetterebbe di far giocare i ragazzi con continuità; dall’altro, in molte leghe il regolamento sugli extracomunitari è più favorevole (limiti ai tesseramenti e tempi di equiparazione a un giocatore comunitario diversi da quelli italiani). Non solo: l’acquisizione consentirebbe di valorizzare lo stesso club comprato, in un’ottica di possibile rivendita futura. Un investimento, insomma, che guarda al campo e al bilancio insieme.
Il contesto: il ko del Bernabéu e la crescita da accelerare
La riflessione arriva in un momento delicato per il progetto di Cristian Chivu, reduce dalla sconfitta con il Real Madrid. Il tecnico martella sul concetto di “calcio dominante”, una sfida internazionale dopo i successi in Italia — proprio il terreno su cui, in Europa, i nerazzurri hanno faticato: lo scorso anno erano stati eliminati a sorpresa dal Bodø/Glimt. A Madrid, poi, sono emersi di nuovo i limiti: troppi gol sbagliati, una difesa alta e rischiosa e l’eccesso di sicurezza del portiere Josep Martínez, che si è preso le proprie responsabilità sul secondo gol dei blancos e si è scusato anche sui social:
“Mi prendo le colpe per l’errore sul secondo gol. Non c’è nessun percorso, nella vita o nel calcio, senza cadute.”
La linea, comunque, resta ottimista — “la strada è quella giusta, abbiamo creato tanto” — ma con la consapevolezza che il tempo stringe. Tra campionato e coppe, la crescita dovrà essere veloce. E, nel frattempo, la dirigenza prova a costruire il futuro anche fuori dai confini, con un club tutto suo.