Lucca ha bisogno di protezione non di processi sommari
Massacrarlo significa solo perderlo definitivamente. Lucca è un patrimonio del club. Allegri lo sa meglio di tutti. Non a caso, lo fa sempre giocare. E lui si batte, i risultati arriveranno

Ni Napoli 13/09/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Bologna / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Lorenzo Lucca
Lucca gioca in condizioni ambientali complesse
Sbagliare è umano. Ammetterlo per primi è onestà intellettuale. E allora diciamolo subito, senza filtri: il primo a non passargliene una a Lorenzo Lucca sono stato io. Vivisezionato. Pesato. Stroncato. Mi sono lasciato ingannare dal pallottoliere e dalla tentazione facile: ricordargli, a ogni stop sbagliato, quei 35 milioni stampati sul cartellino. Un’etichetta che schiaccia chiunque.
Siamo realisti, la cronaca non si cancella: finora non è il bomber di scorta che ci aspettavamo. A certi livelli non ha ancora dimostrato di valere la scommessa. Tutto vero.
Ma oggi, a mente fredda, la domanda è una sola: a cosa serve continuare ad affossarlo? Che senso ha caricargli addosso tonnellate di zavorra emotiva? Mettiamoci nei suoi panni. Entra in campo sapendo esattamente cosa si dice di lui. Sa di essere stato messo alla porta. Sa di aver avuto le valigie in mano fino all’ultimo secondo di mercato. Sa che gli si rinfaccia ogni singolo euro speso per portarlo a Castel Volturno. Un macigno del genere stenderebbe un toro. Il Maradona farebbe tremare le gambe a chiunque. Eppure, lui entra. Ci prova. Lotta. Sbaglia? Sì, come contro il Bologna. Fa infuriare Allegri? Pure. Ma sputa sangue.

Fischiare ogni controllo fallito non aiuta lui e non aiuta il Napoli.
La situazione è questa: il mercato è chiuso, la maglia è azzurra e in cassaforte, non abbiamo un altro centravanti. Fischiare ogni controllo fallito non aiuta lui e non aiuta il Napoli. Massacrarlo significa solo perderlo definitivamente. Lucca è un patrimonio del club. Massimiliano Allegri lo sa meglio di tutti. Non a caso, lo fa sempre giocare. Sempre. Perché è così che si aiuta un calciatore, facendogli sentire la fiducia. Almeno un quarto d’ora, a San Siro anche di più. A Genova lo spedì in campo sullo 0-0. A Milano, se Anguissa avesse segnato, sarebbe stato l’uomo dell’assist vittoria. Domenica contro il Bologna, ha sbagliato ma ci ha provato.
Lorenzo Lucca ha bisogno di protezione, non di processi sommari. Siamo tornati a essere una squadra operaia e pragmatica. Se ritrova la serenità, può portare il suo mattoncino. Proteggiamolo. Perché lavorando con questa testa, il suo momento arriverà. Magari già domenica a Firenze. Il destino ha uno strano senso dell’umorismo: per le leggi non scritte della storia, non esiste palcoscenico migliore per un ragazzo che si chiama Lucca se non la terra del nemico giurato. La nemesi perfetta. Il giorno in cui le mura del giglio potrebbero crollare sotto i colpi di un nome che evoca antiche battaglie.