Un’ex dirigente di Serie A a Marotta: “Ma è così grave questa violazione del tesseramento di Malagò?”

A Copenaghen, tra i grandi club del continente, si è parlato della situazione del presidente federale eletto e già a rischio commissariamento. Il timore è: "Se cade Malagò, qui viene giù tutto.”

Un’ex dirigente di Serie A a Marotta: “Ma è così grave questa violazione del tesseramento di Malagò?”

Dc Roma 22/06/2026 - Assemblea elettiva FIGC / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Giovanni Malago’

Il commissariamento Malagò non è più solo una questione italiana. Come racconta il Corriere dello Sport, se ne discute anche a mille e cinquecento chilometri da Roma, tra dirigenti di ogni estrazione. Il timore, sussurrato, è sempre lo stesso:

“Se cade Malagò, qui viene giù tutto.”

Commissariamento Malagò: la domanda dell’ex dirigente a Marotta

Il paradosso che sconcerta gli osservatori stranieri è tutto in un cavillo: un presidente appena eletto — quasi con il 70% dei voti — già a rischio commissariamento per una presunta violazione sul tesseramento. È qui che si inserisce l’episodio più significativo, raccontato dal quotidiano: una ex dirigente di Serie A ha esposto il proprio dubbio direttamente al numero uno dell’Inter, Beppe Marotta, principale sponsor di Malagò lo scorso giugno.

“Ma è così grave questa violazione del tesseramento? Un membro Cio deve dimostrare di appartenere al mondo dello sport?”

Una domanda che pesa, perché arriva da dentro il sistema e la gira all’uomo che, nel calcio italiano, conta più di tutti: non a caso, come abbiamo raccontato, è sempre Marotta ad andare a parlare col governo per la crisi della Figc. Il nodo giuridico, del resto, è noto: secondo alcuni il tesseramento sarebbe requisito indispensabile per la candidatura, e su questo si gioca l’intera partita.

Il calcio d’Europa guarda l’Italia: da Copenaghen a Villas Boas

La scena è quella dell’assemblea della European Football Club (la EFC, ex ECA), andata in scena ieri a Copenaghen. Lì, francesi, inglesi, spagnoli, tedeschi e persino i danesi hanno seguito con attenzione la vicenda italiana, riconoscendo comunque il peso della nostra storia. Emblematico il pensiero di André Villas Boas, oggi al Porto:

“L’Italia è grande e tornerà al massimo livello.”

All’evento c’erano molti dei nostri dirigenti: Luca Percassi dell’Atalanta, Friedkin della Roma, Chiellini della Juve, Ferrari della Fiorentina, Longo del Genoa e Baldissoni del Monza. Un parterre che dà la misura di quanto la questione sia sentita, e di quanto — all’estero — l’accanimento sul presidente federale appaia difficile da comprendere: lo abbiamo scritto quando notavamo che il Cio non capisce l’accanimento su Malagò, e il dispetto rischia di costare l’Europeo all’Italia.

Uefa in pressing, Coni all’attacco

Sul fronte internazionale, l’Italia non è sola: nei giorni scorsi Ceferin è sceso in campo per Malagò, avvertendo che “qualsiasi forma di ingerenza politica mina la credibilità” del movimento. Sul fronte opposto restano invece le posizioni del governo e del Coni, con Abodi che continua a spiegare perché Malagò andrebbe commissariato, in nome delle regole da rispettare. In mezzo, un intero sistema che trattiene il fiato: perché se davvero, come si sussurra, “viene giù tutto”, a rimetterci sarebbe il calcio italiano nella sua interezza — Europei 2032 compresi.