Mbappé rompe il silenzio sul caso Ceuta: “Non ero contro la città, volevo un pensiero per i migranti che soffrono”

La stella del Real prova a spegnere le polemiche: solidarietà a Ceuta e alle sue vittime, ma anche a chi muore lungo le rotte migratorie. E il presidente della Liga, Tebas, lo bacchetta.

Mbappé rompe il silenzio sul caso Ceuta: “Non ero contro la città, volevo un pensiero per i migranti che soffrono”

Arriva la spiegazione di Mbappé sul gesto che ha infiammato la Spagna. Kylian Mbappé ha fatto chiarezza sul caso della maglia in sostegno agli abitanti di Ceuta — l’enclave spagnola in Marocco al centro del dibattito per la crisi migratoria — che lui, insieme a Vinicius e Konaté, aveva mostrato solo in parte prima di Elche-Real. Una scelta che, come avevamo raccontato, aveva scatenato i social, e che i tre giocatori avevano deciso individualmente.

La spiegazione di Mbappé: “Prima di essere un calciatore sono un essere umano”

“Per prima cosa voglio esprimere il mio totale supporto a Ceuta e alle sue vittime. Prima di essere un calciatore sono un essere umano. Con quel gesto volevo mostrare sostegno a tutti i migranti che hanno perso la vita o vivono in condizioni di estrema difficoltà. Non è stata una decisione semplice, lo so, anche perché tutti hanno subito pensato che fossi contro Ceuta. Ma non è così: volevo solo rivolgere un pensiero a tutti quelli che stanno soffrendo. Sono un calciatore, ma non sono superiore a nessuno. Mi rende triste vedere tutta questa sofferenza nel mondo. Mando un messaggio di pace e positività, e spero che questa crisi si possa risolvere presto.”

Il francese ha anche chiarito la dinamica: l’iniziativa era una decisione del club, che aveva accolto la campagna promossa dalla Liga per alcune partite, ma lasciando ai giocatori la libertà individuale sul come aderire. Insomma, non un rifiuto del messaggio, ma la volontà di allargarne il senso a tutte le vittime della crisi — comprese quelle dall’altra parte del confine.

La critica di Tebas: “È sbagliato, sono azioni istituzionali”

La spiegazione, però, non ha convinto tutti. Il presidente della Liga, Javier Tebas, era stato tra i primi a criticare i tre giocatori:

“Cosa penso? È sbagliato. Rifiutare di indossare la maglietta intera è come non indossarla. Si tratta di azioni istituzionali, non individuali in cui si può esprimere la propria opinione.”

Due letture opposte, dunque: da un lato chi rivendica la libertà di coscienza del singolo, dall’altro chi ritiene che a certe iniziative collettive non si possa aderire a metà. È il tipo di frattura in cui il calcio finisce dentro le tensioni della società — un tema su cui il Napolista tiene i fari accesi, ben oltre le cronache di campo. Resta, sullo sfondo, una crisi umanitaria vera, in cui la sofferenza — lo ha ricordato lo stesso Mbappé — non risparmia nessuno.