Eziolino Capuano e la profezia sbagliata su Mertens: “Ho sbagliato solo quello: sono un fenomeno”
A Fanpage: Sto vedendo con piacere la rivincita di Gattuso e mi fa molto piacere. Lui è stato massacrato e in questo momento sono contento di vederlo lì".

Napoli 09/09/2026 - Champions League / Napoli-Arsenal / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Dries Mertens
Eziolino Capuano si è raccontato in una lunga intervista a Fanpage, firmata da Fabrizio Rinelli. Filosofo di campo e maestro di una dialettica senza mezze misure, l’allenatore campano ha parlato del suo modo di intendere il calcio, del mestiere che cambia e, inevitabilmente, di Napoli. A partire dalla frase che l’ha reso celebre tra i tifosi azzurri.
Eziolino Capuano e la profezia (sbagliata) su Mertens
Anni fa, in tv, Capuano liquidò il belga con un pronostico rimasto negli annali. Oggi ci ride su, e la ribalta in un vanto:
“Vuol dire che sono un fenomeno, perché se in 40 anni ho sbagliato solo quello vuol dire che sono un fenomeno. Io non sapevo nemmeno che giocasse a calcio. Ero in una trasmissione televisiva, c’era Insigne che in quel momento era il mio idolo e io dissi: ‘Mertens non farà più di 7-8 partite’. Ma il primo anno ebbi ragione, poi Sarri cambiò il ruolo…”
La chiosa è quasi un’excusatio: la svolta arrivò quando il Napoli di Sarri trasformò Mertens in falso nove, spedendolo verso i record di gol della storia azzurra. Insomma, Capuano non l’aveva vista arrivare — come quasi nessuno, del resto.
Il calcio moderno, gli “scappati di casa” e il senso del gruppo
Il resto dell’intervista è puro Capuano, senza sconti. Sul mestiere di allenatore, oggi svilito: “Un giocatore che smette di giocare, in due mesi lo vedi in A e in B con estrema tranquillità. Poi ci sono tanti allenatori che hanno fatto tanta gavetta ma marciscono nelle categorie minori perché non hanno l’amico importante”. E cita Arrigo Sacchi: “Per essere fantino non bisogna nascere cavallo”.
Sui giocatori che non si applicano — i suoi “scappati di casa” — il pensiero è ruvido: “Non li faccio giocare, li mortifico, li insulto come giusto che sia”. Perché l’idea di gruppo, per lui, non passa dalle cene: “Il gruppo è quando vedo scorrere il sudore in mezzo al campo, è il giocatore che fa una corsa per il compagno. Non andare a fare la pizza o le serate insieme: quello è divertimento”. Una durezza da vecchia scuola che, va detto, convive con letture tattiche tutt’altro che banali: non a caso lo abbiamo citato anche noi per le sue analisi sul baricentro del Napoli.
L’elogio a Gattuso, la “distruzione dal basso” e il Var
Guardando la Serie A, Capuano si toglie un sassolino a favore di un collega spesso bersagliato:
“Sto vedendo con piacere la rivincita di Gattuso e mi fa molto piacere. Lui è stato massacrato e in questo momento sono contento di vederlo lì.”
Da difensore della concretezza, poi, demolisce la moda del palleggio a tutti i costi, che ribattezza sarcasticamente “distruzione dal basso”: “Vedete i guai illimitati che sta facendo, ad esempio il gol subito dall’Inter a Madrid. Se metto una palla sopra e accorcio è la stessa cosa, con rischio zero”. Un tema che ci portiamo dietro da tempo, quello dei rischi e delle mode tattiche del calcio di oggi.
Infine il capitolo arbitri, con una lettura netta del nuovo corso: “Non è un ridimensionamento, è una scelta di Daniele Orsato. Non è che il Var non interviene più: ha dato disposizione di avvalersi della tecnologia solo a fronte di errori evidentissimi”. Sul Var in Serie C, invece, è tranchant: “È una c***ata, lascia perdere”. La stessa linea che, in Serie A, abbiamo raccontato quando Orsato ha passato in rassegna gli episodi uno per uno.