Orsato ammette gli errori del Var: “Kalulu su Rowe l’ha visto anche mio padre di 82 anni”
A Lissone il designatore ha spiegato caso per caso dove il Var doveva intervenire e dove ha fatto bene a tacere, ammettendo alcune "topiche" e difendendo la nuova linea dei contatti. Con un obiettivo su tutti: l'uniformità fino a fine stagione.

Mp Livorno 22/08/2025 - campionato di calcio Serie C / Livorno-Ternana / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: Daniele Orsato
Sugli errori Var Serie A di questo avvio di campionato, Daniele Orsato ha fatto autocritica episodio per episodio. Come riporta la Gazzetta dello Sport, il designatore ha blindato la sua rivoluzione culturale davanti a giornalisti e opinionisti all’Ibc di Lissone — quartier generale del Var — coadiuvato dal dt dell’Aia Domenico Messina e dal componente Can Gabriele Gava. Il messaggio: la linea non cambierà in corsa. “Vado dritto fino in fondo alla stagione, non cambio idea da una settimana all’altra”.
Gli episodi promossi: contatti e sfioramenti da non punire
Il cuore del nuovo corso, spiega la Gazzetta, è il no al soft penalty. Orsato promuove le decisioni sui contatti piede su piede come Gila-Kolo Muani in Juve-Milan e Alajbegovic-Keita in Juve-Parma: non punibili. Stesso discorso per gli sfioramenti, come quello di De Winter su Kalulu in Juve-Milan prima del gol di Cisse. Per essere sanzionato, ha chiarito, uno step on foot deve essere un “pestone caricato”.
È in questa cornice che rientra l’episodio più discusso per noi, quello di prima giornata tra De Bruyne e Vasquez:
“Fallo sì, fallo no, se ne può discutere. Ma non è situazione da chiaro ed evidente errore, e il Var ha fatto bene a non intervenire. La cosa più importante è mantenere l’uniformità sino a fine stagione: è ciò che ci chiedono gli allenatori.”
Non è la prima volta che il designatore entra nel dettaglio di un caso azzurro: in un altro incontro aveva chiarito che il gol di De Bruyne in Genoa-Napoli era regolare.
Errori Var Serie A ammessi: da Kalulu-Rowe al “calcione” di Dragusin
La parte più interessante è quella in cui Orsato non si nasconde. Alcune “topiche”, ha ammesso, ci sono state, e piuttosto evidenti. Si parte dalla trattenuta di Kalulu su Rowe in Juve-Atalanta dell’ultima giornata:
“Visto perfino da mio papà che ha 82 anni.”
Solare, per il designatore, anche il rigore per il fallo di Dragusin su Monterisi in Frosinone-Fiorentina:
“Come fa l’arbitro a non vederlo? Questo è un calcione, non un contatto. Con il Var questi errori non si possono fare.”
Bocciato pure l’operato di Lissone in Fiorentina-Pisa di Coppa Italia, sulla trattenuta prolungata fin dentro l’area di Caracciolo a Pellegrino (“Ha valutato che il giocatore si lasciasse cadere, ma è stata una considerazione sbagliata”), mentre sul fallo di mano di Vlasic in Torino-Milan la spiegazione è tecnica: “Il braccio era in chiusura, verso l’alto e non verso il basso”. La regola, ribadisce, è una: niente fallo di mano se le immagini non certificano il tocco.
I Var “colpevolmente silenti”: i rossi che mancano
Se il tema del giorno è il Var che interviene troppo poco, la Gazzetta segnala anche il rovescio della medaglia: le sviste per omissione. Restano “colpevolmente silenti”, scrive il quotidiano, i Var sui rossi diretti mancati per il grave fallo di gioco di Caqueret su Britschgi in Como-Parma e per la condotta violenta di Jimenez su Bracaglia in Fiorentina-Frosinone. È il punto più delicato del nuovo corso: usare meno la tecnologia non può voler dire chiudere gli occhi sulle espulsioni nette. Del resto, che a qualcuno convenga spegnere il Var è un sospetto che alimenta il dibattito da settimane.
“Basta rigorini”, e arbitri atleti
La linea di fondo è quella dell’Ifab e parla chiaro: no ai rigori inventati. Orsato l’aveva anticipato, quando metteva le mani avanti sui rigorini, e ora rilancia:
“Interveniamo per evitare che in futuro ci siano interventi chirurgici del Var come in passato: quello non è più calcio. Stiamo cercando di tararci, faremo altri errori, ma io arrivo alla fine così.”
Capitolo condizione atletica, che per il designatore è la prima causa degli errori: “Oggi gli arbitri muoiono sul campo se non sono allenati. Chi non corre sta a casa”. E poi la territorialità, tema che ci riguarda da vicino e su cui il Napoli è già stato citato: come abbiamo raccontato, Guida di Torre Annunziata potrà arbitrare il Napoli, Maresca no.
I numeri, le nuove leve e l’endorsement della Lega
Il cambio di rotta, sostiene la Gazzetta, è certificato dai dati: praticamente azzerati i richiami al monitor, pochissimi rigori concessi, meno falli fischiati e un tempo effettivo che guadagna quasi sei minuti rispetto allo scorso campionato, grazie anche alle regole Ifab sulle perdite di tempo. Un’accelerazione che avevamo già registrato quando il tempo effettivo era cresciuto di cinque minuti.
Sul fronte umano, Orsato punta sulle nuove leve: “I miei arbitri non hanno ancora la personalità di un Cesari, ma voglio insegnare loro quello che ho imparato sul campo: costruire i giovani, dare personalità e coraggio di decidere, senza usare il cartellino come uno scudo”. A fare gli onori di casa, a Lissone, c’era lo stato maggiore del pallone italiano — Lorenzo Dallari e Luigi De Siervo per la Lega A, Marco Brunelli per la Figc — a ribadire che “il Var non è morto” e resta un pilastro, con la rotta puntata sui parametri internazionali.
La chiosa, per la Gazzetta, è che la strada tracciata da Orsato “sposa finalmente il ritmo europeo”. Ma la vera sfida, avverte il quotidiano, si sposta ora sui monitor: perché la rivoluzione funzioni davvero, i Var rimasti silenti dovranno ritrovare “la voce e il coraggio di correggere le sviste più solari”. Non tutti, però, sono convinti: c’è chi contesta la priorità data allo spettacolo rispetto alla giustizia sportiva.