Coelho, l’arbitro di Italia-Germania 82: “Pertini non mi voleva, chiamò Havelange furibondo”
Al Corriere dello Sport: "La Var sta uccidendo il calcio, lo avrei usato solo per il gol di mano d Maradona"

Madrid (Spagna) 11/07/1982 - finale Mondiali di calcio Spagna 1982 / Italia-Germania Ovest / foto Imago/Image Sport nella foto: Alessandro Altobelli-Antonio
Arnaldo César Coelho è stato tra le altre cose il miglior arbitro di tutti i tempi. Le altre cose sono: professore di educazione fisica, allenatore di calcio patentato, imprenditore, broker finanziario, proprietario di una tv nazionale, commentatore per 30 anni di Rede Globo. In Italia resterà sempre e soltanto l’arbitro di Italia-Germania 3-1, Bernabeu ’82. Lo ha intervistato il Corriere dello Sport, al quale ha raccontato che Pertini non lo voleva, ad arbitrare quella finale che sarebbe diventata storica: “Pertini, durante la premiazione, mi fece i complimenti: una persona eccezionale. Ma so che quando seppe che un brasiliano avrebbe diretto la finale dell’Italia – che aveva eliminato proprio il Brasile – chiamò Havelange, il presidente della Fifa, furibondo. L’ho saputo solo tempo dopo. Pensi che a mia moglie, dopo la prima fase, avevo detto che avremmo fatto i turisti; avevo persino chiesto due biglietti per la finale dove ero sicuro sarebbe arrivato il Brasile. Dopo l’eliminazione pensavo potesse toccarmi una semifinale, mai la finale…”.

La Var sta uccidendo il calcio
A 83 anni è ovviamente un anti-Var convinto: “Sta uccidendo il calcio e con esso l’arbitraggio. Prima c’erano arbitri analogici, ora solo digitali. Sia chiaro, non sono del tutto contrario. Collina mi disse: “Il Var serve a distribuire giustizia”. Bene, ma lo avrei usato solo per il gol di mano di Maradona o per un pallone che entra di tanto così. Stop. Il resto deve essere lasciato all’arbitro che deve poter decidere e sbagliare. Come sbaglia un portiere, come sbaglia un attaccante. Noi decidevamo, la responsabilità era nostra. Davo rigore? Responsabilità mia. Espellevo un giocatore? Responsabilità mia. Adesso gli arbitri aspettano che a decidere sia un altro. Peggio, trasferiscono la responsabilità che deve essere loro a un terzo uomo. E i giocatori se ne approfittano. Il livello s’è abbassato proprio da quando è arrivato il Var. Le faccio un esempio: lei guida l’auto? Si metta al volante. La radio è accesa, al suo fianco sua moglie le dice “vai a destra, no, a sinistra”, seduti dietro i figli fanno casino e a un certo punto, in tutto questo caos, le arriva anche una telefonata. Come fa a restare concentrato? È facile che alla prima situazione vada a sbattere. Così succede all’arbitro oggi. Dirige con assistenti che gli parlano negli auricolari, il quarto uomo che parla negli auricolari, i giocatori che lo circondano parlano”.
“Finiremo senza assistenti, ormai non fanno più nulla. Il fuorigioco lo comanda un computer. Alla lunga anche l’arbitro farà la stessa fine: le partite saranno arbitrate da un computer”.
Il pallone nascosto per Gonella
“Era un altro calcio – ammette – più lento, i giocatori pensavano di più e l’arbitro poteva riflettere, interpretare quello che succedeva. Prima un arbitro correva sei chilometri a partita, ora tredici. È tutto più rapido: se non sei concentrato al massimo, come fai?”.
Racconta anche della sua amicizia con Sergio Gonella (uno dei più grandi arbitri italiani): “Gli avevo fatto da quarto uomo nella finale del 1978 in Argentina e mi colpì molto quello che fece il giorno prima: riunì tutti noi e ci disse che tipo di partita voleva arbitrare. Lo feci anche io con la mia squadra prima di quell’11 luglio 1982. Ma l’ho ripagato. Quando fischiò la fine nel 1978, con l’Argentina campione, la prima cosa che feci fu individuare il pallone, che era da un’altra parte rispetto a dove si trovava lui. Lo presi, lo portai nello spogliatoio, lo sgonfiai e lo misi nella borsa di Gonella. Quando vennero gli ufficiali Fifa a reclamarlo mostrai quelli che erano dentro la sacca comune: “Sta lì””.