Allegri vada avanti con le sue idee, il 4-3-3 non può essere un dogma

Il Napoli non ha ali particolarmente forti, non ha né Kvara né Lozano. Mentre ha esterni che spingono come Favasuli e Spinazzola.

Allegri vada avanti con le sue idee, il 4-3-3 non può essere un dogma

Dc Napoli 13/09/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Bologna / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Costantino Favasuli

Cosa cambia con Favasuli

Napoli-Bologna ha detto una cosa abbastanza semplice: Allegri farebbe bene, come scriveva anche Massimiliano Gallo pochi giorni fa, ad andare avanti con le sue idee. Anche se significa difesa a tre. Senza farsi risucchiare dall’eterna ossessione tutta napoletana per il 4-3-3.

La partita è stata per larghi tratti rassicurante. Il Napoli non ha praticamente mai subito il Bologna, ha controllato senza particolari affanni e soprattutto nel secondo tempo è sembrato più fresco, più mobile rispetto a quanto visto in precedenza. Senza esagerare con i significati: il Bologna di Tedesco (uno considerato un innovatore) è sembrato veramente pochissima cosa. Poco pericoloso, poco intenso, quasi mai capace di mettere realmente in difficoltà il Napoli. Quindi nessuna esaltazione e nessuna sentenza.

Ma qualcosa Napoli-Bologna l’ha detto. Nel secondo tempo il Napoli ha dato una sensazione diversa. Più gamba, un po’ più di movimento, maggiore facilità nel trovare campo. Non una rivoluzione, semplicemente una squadra meno ingessata.

In questo senso la svolta è stata rappresentata dall’ingresso di Favasuli.

Al Napolista è un acquisto che abbiamo guardato con curiosità e favore praticamente da subito. Ha gamba, corre, dà ampiezza e il suo ingresso ha dato qualcosa in più al Napoli. Allegri con Favasuli ha cambiato anche qualcosa tatticamente e il secondo tempo è diventato più interessante. Senza trasformarlo nel salvatore della patria dopo una partita contro questo Bologna, la sensazione è che un calciatore del genere, fresco, motivato, utilizzato a tutta fascia, possa avere un senso preciso dentro questo Napoli.

Allegri

A Napoli il 4-3-3 è un dogma

Allora perché non insistere? Marin, Rrahmani e Di Lorenzo dietro. Favasuli a destra e Spinazzola a sinistra. Lobotka e McTominay in mezzo quando lo scozzese tornerà, con Anguissa e Gilmour pronti a entrare. Davanti De Bruyne, una seconda punta e Hojlund. Chiamatelo 3-4-2-1, se proprio abbiamo bisogno di chiamarlo in qualche modo.

Va da sè che non è una questione di numeretti. Conte, peraltro, nella scorsa stagione ha giocato per larghi tratti con una struttura difensiva a tre. Il problema non è stabilire se il 3-4-2-1 sia ideologicamente migliore del 4-3-3. Sarebbe soltanto sostituire un dogma con un altro.
La questione è capire quali calciatori ha oggi il Napoli e come farli rendere meglio.

Perché a Napoli da almeno dieci anni accade una cosa curiosa. Il 4-3-3 non è più un modulo: è diventato una specie di obbligo. Il Napoli deve giocare 4-3-3. Perché? Perché sì. Abbiamo i giocatori per il 4-3- 3? Certamente. A prescindere da chi siano i giocatori. È un postulato. Cambiano gli allenatori, cambiano le rose, cambiano le caratteristiche tecniche, ma la soluzione resta sempre quella: torniamo al 4-3-3.

Solo che questo Napoli non ha Kvaratskhelia e non ha Lozano. E non ha neanche Insigne, Callejon e Mertens “prime”. Non ha due esterni offensivi che, per caratteristiche e rendimento, rendano inevitabile costruire tutta la squadra attorno all’ampiezza del tridente.

Oggi gli esterni a disposizione sono Lang, Politano, Vergara e Neres, quest’ultimo troppo spesso utilizzabile a mezzo servizio. Nessuno, allo stato attuale, sembra talmente esaltante da giustificare l’insistenza quasi religiosa su un 4-3-3 che rischia di diventare asettico. Vergara, in realtà, merita un discorso a parte. Non abbiamo ancora capito bene che cosa sia, ed è anche normale che sia così: ha 23 anni ma pochissime presenze con il Napoli, come ricordava Allegri e come avevamo già scritto. Non sappiamo cosa possa diventare. Ma Napoli-Bologna ha dato almeno un’indicazione: oggi Vergara è sembrato tutto fuorché un’ala sinistra.

Di Lorenzo

Allegri faccia Allegri. Giocare a tre non significa rinunciare a giocare

Al contrario, il Napoli ha giocatori che sembrano adattarsi naturalmente a un’altra struttura. È una squadra logora, ma resta forte. Ha Marin (in crescita, pur sempre uno di scuola Real), Rrahmani e Di Lorenzo per comporre una linea a tre. Ha Spinazzola e Favasuli che possono dare corsa sulle fasce, soprattutto il secondo. Ha quattro centrocampisti centrali di livello (Lobotka, McTominay, Gilmour e Anguissa). Ha il vecchio De Bruyne – bene sia oggi che con l’Arsenal – che meno viene imprigionato in una posizione scolastica e meglio è. E ha Hojlund davanti. Perché costringere tutto questo dentro un sistema soltanto perché a Napoli il 4-3-3 continua a essere percepito come la panacea di tutti i mali?

Allegri faccia Allegri. Non significa abbassarsi, difendersi in undici o rinunciare a giocare. Questa è un’altra delle equivalenze pigre del dibattito calcistico italiano: difesa a tre uguale calcio difensivo, 4-3-3 uguale calcio offensivo. Non funziona così. Conta dove recuperi il pallone. Conta con quanti uomini accompagni l’azione. Conta quanto velocemente riesci a risalire il campo. Conta quanto sono liberi i giocatori di fare quello che sanno fare.

E allora la piccola indicazione di Napoli-Bologna è che se Allegri intravede una strada nella difesa a tre con Favasuli in campo, farebbe bene a percorrerla. Anche a costo di disobbedire al comandamento calcistico più resistente degli ultimi dieci anni napoletani. Non sta scritto da nessuna parte che il Napoli debba giocare 4-3-3.

30 anni, laureato in Giurisprudenza. È cresciuto in un tempo in cui gli idoli eri costretto a cercarteli da un’altra parte. Il suo, poco ortodosso per un napoletano, era Andriy Shevchenko. Forse anche per questo è grato a chi ha restituito il sogno ai bambini della sua terra. Crede nel fattore umano, nelle relazioni e nell’idea che, nel calcio come nella vita, siano le persone a fare la differenza.

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