La Fifa sapeva dal 2016 che Infantino ha sempre fatto un po’ quel che gli pare
Perché la Fifa lo indagò formalmente appena eletto. Viaggiava su jet privati di Putin, andava dal Papa portandoci la madre, assumeva gente pagandola più del dovuto. Ma la Fifa l'ha anche scagionato da tutte le accuse etiche

Miami 04/05/2025 - gara F1 / foto Psnewz/Image Sport nella foto: Gianni Infantino
La Fifa lo sapeva, da subito. Sapeva che Gianni Infantino è un immarcabile, che non rispetta i protocolli, che ha frequentazioni discutibili con modalità discutibili. Lo sapeva fin dal 2016 perché indagò quei comportamenti appena quattro mesi dopo l’elezione di Infantino come Presidente. I dettagli dell’indagine del comitato etico del 2016 – scrive il Telegraph – “non sono mai stati resi pubblici integralmente”. Ma “delineano il ritratto di un uomo che ha ignorato i protocolli fin dall’inizio. Telegraph Sport può rivelare come, senza esitazione, Infantino abbia accettato posti su jet privati offerti dal governo russo di Vladimir Putin e dall’emiro del Qatar, e come abbia trasformato un invito a incontrare il defunto Papa Francesco in un viaggio privato per la sua anziana madre”.
O, ancora “il rapporto descrive anche come Infantino si sia rifiutato di firmare un contratto salariale del valore di 2 milioni di franchi svizzeri perché lo considerava troppo esiguo. Allo stesso tempo, ha aggirato i protocolli della Fifa per nominare la sua cerchia ristretta di collaboratori, tra cui Mattias Grafstrom, il segretario generale, con stipendi non in linea con la struttura retributiva dell’organo di governo”.
E poi? Che è successo? Niente, è successo: lo hanno scagionato da tutte le accuse.
L’inchiesta etica
La responsabile dell’inchiesta dell’epoca, Vanessa Allard (che ora fa il magistrato alle Isole Cayman) indagò e poi scagionò: fonti interne alla Fifa hanno riferito al Telegraph che “non vi è alcun indizio che la Allard sia stata influenzata da terzi nell’assolvere Infantino”.
“L’indagine scaturì da denunce ufficiali presentate da alti funzionari della Fifa, che criticavano anche le spese di Infantino a danno della Fifa per spese personali. Non tutte queste denunce sono state incluse nell’atto d’accusa finale. Quel promemoria, che all’epoca fu fatto trapelare ai media tedeschi, includeva le spese di Infantino con fondi Fifa per articoli personali. Tra questi, sei paia di scarpe da calcio per una partita Fifa, per un totale equivalente a 942 sterline, e uno smoking per un evento dell’Ifab, l’organismo che controlla le regole del gioco. Quest’ultimo costò 1.415 franchi svizzeri (all’epoca 1.060 sterline). Queste spese si aggiungevano ai 2.000 franchi svizzeri (all’epoca 1.500 sterline) al mese che i dirigenti FIFA di alto livello come Infantino ricevevano all’epoca come somma forfettaria a copertura delle spese accessorie. Alla fine, l’atto d’accusa includeva sette potenziali violazioni del codice etico della Fifa. Tra queste violazioni figuravano sette voli su jet privati, a cui si aggiungevano altri due effettuati da Infantino e dai membri della sua famiglia durante il viaggio a Roma del 2016″.

I voli
“Già nell’aprile del 2016, allo staff di Infantino fu chiesto di cancellare le prenotazioni della Fifa sui voli commerciali per Mosca per incontrare Putin. Invece Infantino, insieme a Grafstrom e a un altro collaboratore, Zvonimir Boban, ex nazionale croato, accettarono posti su un jet privato su cui viaggiava Vitaly Mutko, presidente della Federazione calcistica russa, insieme ad alcuni collaboratori. Infantino avrebbe dovuto prendere un volo di linea da Mosca a Doha due giorni dopo, per incontrare i padroni di casa dei Mondiali del 2022, ma un ritardo nell’incontro con Putin glielo impedì. I russi offrirono una soluzione: un altro jet privato, questa volta di proprietà di una filiale del colosso energetico Gazprom, all’epoca sponsor della Fifa. Arrivato a Doha grazie ai russi, un altro ritardo – nell’incontro con l’emiro del Qatar – spinse i qatarioti a mettere a disposizione un altro jet privato per riportare Infantino a Ginevra in tempo per un altro incontro cruciale”. Insomma, viaggiava così.
“Dopo aver assistito alla finale di Champions League del 2016 a Milano, Infantino prese un altro volo privato, questa volta su un jet di proprietà di Leon Semenenko, un uomo d’affari russo. Lo aveva acquistato da Irina Viner, moglie di Alisher Usmanov, il miliardario uzbeko che aveva finanziato Farhad Moshiri, ex proprietario dell’Everton, e che in passato aveva detenuto una quota consistente dell’Arsenal. Infantino viaggiava con la moglie, Leena Al-Ashqar, e la madre, Maria. In seguito avrebbe dichiarato agli inquirenti che il viaggio era un regalo per la madre, un’italiana emigrata a Brig, in Svizzera, dove aveva gestito un’edicola per alcuni anni. In Vaticano, Infantino ha donato a Papa Francesco una maglia da calcio Adidas personalizzata e anche la medaglia di vincitore della Champions League vinta la sera precedente. Era stato invitato in qualità di presidente della Fifa, ma ha dichiarato agli inquirenti che la visita era di “natura puramente privata”.
Le assunzioni
Oltre a Grafstrom e Boban – continua il Telegraph – Infantino assunse Luca Piazza, un amico di Trélex, il villaggio svizzero in cui viveva, che ricopriva un ruolo non specificato nel suo ufficio. Infantino aveva intenzione di assumerne altri, ha affermato Allard. Non furono fornite descrizioni delle mansioni per i tre uomini al dipartimento Risorse Umane della FIFA e lo stesso dipartimento comunicò a Infantino che gli stipendi proposti per il trio erano “superiori a quelli solitamente corrisposti”. Inoltre, le loro posizioni non rientravano nel piano di organico dell’organizzazione in quel momento. Gli inquirenti conclusero che la colpa era del dipartimento Risorse Umane per non aver informato Infantino sulle procedure o sulle politiche aziendali. Si trattava, secondo il comitato etico, di una “questione di conformità piuttosto che di una questione etica”.