Il calcio ha zone grigie che nessuna tecnologia potrà cancellare

DI ANTONIO AMORUSO - Dal gol annullato a Hojlund a Bergamo a quello regolare di De Bruyne a Genova: è anche grazie alla sua imperfezione che il calcio fa sempre discutere

Il calcio ha zone grigie che nessuna tecnologia potrà cancellare

Quel mistero chiamato interpretazione

Quando De Bruyne insacca l’uno a zero per gli azzurri e Di Bello convalida nonostante la pressione fisica esercitata dal belga sul difensore genoano, il pensiero è corso immediatamente a Chiffi e a quell’Atalanta-Napoli dello scorso febbraio.

Gli azzurri, rabberciati e sofferenti, sono avanti sul campo della Dea e, a inizio ripresa, trovano anche il raddoppio. Ma il biondissimo arbitro padovano annulla tutto per un presunto fallo di Højlund su Hien. Decisione di campo.

Sabato come quel pomeriggio di sei mesi fa.

Le due azioni si somigliano parecchio: chi attacca prova ad arrivare prima sul pallone rispetto a chi difende, mentre quest’ultimo cerca di frapporsi tra la sfera e l’avversario. In entrambi i casi c’è un contatto; in entrambe le circostanze il difensore ne accentua gli effetti scegliendo di andare a terra, nel tentativo di orientare la conseguente valutazione arbitrale.

Eppure gli esiti sono diametralmente opposti.

Hojlund

A Bergamo Chiffi riflette per qualche istante, poi fischia il fallo dell’attaccante azzurro e annulla il gol del raddoppio. A Marassi, invece, Di Bello lascia correre, attirandosi gli insulti dei tifosi genoani, il rimbrotto educato ma incisivo di De Rossi e le critiche, più o meno velate, di buona parte della stampa sportiva.

Chi ha sbagliato? Cosa dice esattamente il regolamento su contatti di questo tipo? Ed è proceduralmente corretto che il VAR non intervenga?

Al di là delle discussioni che interrogativi del genere inevitabilmente alimentano, una cosa appare evidente: la libera interpretazione arbitrale continua ad avere un peso determinante nel giudizio finale sugli episodi di gioco.

Il calcio ha zone grigie che la tecnologie non può cancellare

Chiffi e Di Bello hanno valutato in maniera opposta due situazioni molto simili nella loro dinamica, restando entrambi entro il perimetro consentito dal regolamento. Ed è proprio questo, forse, il nodo della questione.

È giusto che sia così? Non lo so. Credo faccia parte di quel mistero affascinante che rende il calcio una delle nostre passioni più profonde.
Il pallone è movimento, istinto, furbizia, contatto fisico. È fatto di attimi e di dettagli che cambiano il destino di una partita. Per questo l’uniformità assoluta di giudizio resta una chimera. Anche per gli arbitri. Anche per quelli più bravi.

L'arbitro Di Bello

Da semplice tifoso, non avrei mai fischiato il fallo di Højlund contro l’Atalanta e avrei invece sanzionato la spallata di De Bruyne su Vásquez. Ma il punto, probabilmente, non è questo.

Il vero tema non è stabilire quale delle due decisioni fosse giusta, ma accettare che nel calcio moderno esistano ancora zone grigie che la tecnologia non può cancellare. Finché il regolamento lascerà spazio all’interpretazione, episodi come quelli di Bergamo e Marassi continueranno a dividere. E forse è proprio in questa sottile e frustrante imperfezione che il calcio conserva una parte della sua eterna capacità di far discutere.