Auguri Napoli, cento anni della nostra vita

Celebriamo cento anni di memoria. Ricordiamo il settore, la fila, il posto. Ricordiamo chi sedeva accanto a noi. E poi ricordiamo chi non c’è più. I padri, le madri, i nonni, gli amici

Auguri Napoli, cento anni della nostra vita

Tifosi in piazza per il centenario del Napoli (foto Giuseppe Manzo)

Il Napoli compie cento anni. Gli storici potranno discutere delle date, delle società precedenti, delle fusioni e delle rifondazioni. È un lavoro rispettabile, ma non oggi. Oggi il Napoli ha cento anni, perché abbiamo deciso così.

E quando compie cento anni il Napoli non festeggiamo soltanto una squadra di calcio. Festeggiamo noi stessi.

Festeggiamo le domeniche passate sugli spalti del San Paolo, quando ancora si chiamava San Paolo e i seggiolini, quando c’erano, sembravano progettati per mettere alla prova la schiena e la nostra vocazione religiosa.

Maradona quand'era al Napoli

Ricordiamo chi sedeva accanto a noi

Ricordiamo il settore, la fila, il posto. Ricordiamo chi sedeva accanto a noi. Ricordiamo il viaggio verso lo stadio, il panino, il caffè, il traffico, le radioline e quella sensazione che, per novanta minuti, tutto il resto potesse aspettare.

Ricordiamo le partite, naturalmente. Ma soprattutto ricordiamo ciò che viveva intorno alle partite. Dove eravamo. Quanti anni avevamo. Chi ci teneva per mano. Chi ci aspettava a casa. Chi telefonava dopo il fischio finale. Chi sosteneva di non voler più vedere il Napoli e la domenica successiva era di nuovo lì, puntuale come una tassa.

In cento anni sono passati campioni conosciuti in tutto il mondo. Uomini capaci di cambiare la storia del calcio e, qualche volta, anche quella della città. Ma sono passati anche centinaia di giocatori che il mondo ha dimenticato e che noi, invece, ricordiamo benissimo.

Quelli che hanno corso, lottato, sbagliato e ricominciato. Quelli che magari non hanno vinto nulla, ma hanno indossato quella maglia come se contenesse qualcosa di più grande di loro. Perché a Napoli la maglia e’ una responsabilità, una promessa spesso impossibile da mantenere.

Stadio maradona Krol

Quelli che ci hanno insegnato il Napoli prima ancora del calcio.

E poi ricordiamo chi non c’è più. I padri, le madri, i nonni, gli amici. Quelli che ci hanno insegnato il Napoli prima ancora del calcio. Quelli che ci hanno accompagnato allo stadio e quelli che ce lo hanno raccontato. Quelli con cui abbiamo festeggiato e sofferto, perché nel tifo napoletano la sofferenza non è un incidente di percorso: è una clausola contrattuale.

Il Napoli ha attraversato le nostre infanzie, le adolescenze, i matrimoni, le partenze, i ritorni. È rimasto mentre cambiavano le case, i lavori, le persone e perfino il nome dello stadio. Ha occupato uno spazio nelle nostre vite che non può essere spiegato con una classifica o il numero di scudetti, che per noi sono 100.

Per questo oggi non celebriamo cento anni di risultati. Celebriamo cento anni di memoria. Di voci, di volti, di domeniche. Cento anni di una storia che appartiene alla città, ma anche a ciascuno di noi.

Perché il Napoli non è semplicemente la squadra che abbiamo scelto. Molto spesso è la squadra che abbiamo ereditato.
Auguri Napoli.

A quelli che ci sono. A quelli che non ci sono più. A quelli che continueranno a sedersi su quegli spalti, veri o immaginari, portando con sé le nostre storie.

Forza Napoli. Sempre.

Una vita in finanza, tra Investimenti, Rischio e Governance, per lo più a gestire le conseguenze dell’ottimismo. Ha affiancato consigli di amministrazione nei momenti di calma e in quelli di caos, spesso facendo la domanda giusta, ma che rovina l’atmosfera. Divide il suo tempo tra Napoli, Londra, New York e ovunque giochi il Napoli, purché la pizza sia un cosa seria.

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