Perché l’Europa sta lavorando ad Al Khelaifi (non un proletario) come candidato rivale di Infantino alla Fifa

Lo scrive Politico (non un giornale sportivo). Per provare a detronizzarlo serve uno potente come lui, in grado di incidere sugli Stati del Golfo. È politica, è diplomazia, è business. Chiamarla difesa del calcio del popolo è semplicemente una barzelletta

Perché l’Europa sta lavorando ad Al Khelaifi (non un proletario) come candidato rivale di Infantino alla Fifa

DOHA, QATAR ñ FEBRUARY 14: FIFA President Gianni Infantino (L) and Qatar Tennis Federation President and Paris Saint-Germain chairman Nasser Al-Khelaifi (R) attend the awards ceremony as KarolÌna Muchov· of the Czech Republic defeats Victoria Mboko of Canada in the singles final on Day Seven of the Qatar TotalEnergies Open, part of the Hologic WTA Tour, at the Khalifa International Tennis and Squash Complex on February 14, 2026 in Doha, Qatar. (Photo by Artur Widak/NurPhoto) (Photo by Artur Widak / NurPhoto via AFP)

Quella dell’Europa è una legittima difesa di interessi, non altro

La questione Fifa e la battaglia con la Uefa non è solo una battaglia calcistica. È molto di più. Non a caso ne scrive Politico, superando (come sempre più spesso succede) il confine friabilissimo delle news “sportive”. È una faida per il controllo di un’intera economia, con risvolti diplomatici mondiali: ci sono dentro Trump e l’Europa, tanto per dare la dimensione del caso. È una battaglia politica, economica, di business e quindi di potere. Non è bene contro male. Tant’è vero che Politico racconta perché l’Europa sta lavorando alla candidatura di Al Khelaifi non certo un rappresentante del calcio del popolo. Quella dell’Europa è una legittima difesa di interessi, non altro. Al Khelaifi è già presidente dell’Eca (oggi Efc) una sorta di associazione di club.

E allora Politico fa un salto in avanti e spiega che nel dietro le quinte “i funzionari europei di calcio stanno prendendo in considerazione il dirigente sportivo del Qatar Nasser al-Khelaifi come potenziale candidato nelle elezioni del prossimo anno” per provare a disfarsi di Infantino prima che venga rieletto e continui la sua marcia in apparenza inarrestabile. Alla Uefa serve uno sfidante di quel livello, al di là delle barricate formali.

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Solo Al Khelaifi ha il potere e i rapporti per sfidarlo

Al-Khelaifi è il potentissimo presidente del Paris Saint-Germain, “gestisce il gruppo ombrello dei club di calcio europei per le squadre del continente (sarebbe l’Eca che una volta era presieduta da Agnelli, ndr), ed è presidente del massiccio impero beIN Media. Nell’ultimo decennio, la monarchia del Golfo, ricca di gas, il Qatar, si è trasformata nel centralino diplomatico del mondo, inserendosi in alcune delle crisi internazionali più intrattabili – dall’Afghanistan e Gaza all’Ucraina e al Sudan – mantenendo relazioni sia con gli Stati Uniti che con l’Iran. Ha anche ospitato la Coppa del Mondo Fifa 2022 come culmine di un viaggio per diventare una potenza sportiva sostenuta da investimenti profondi”.

Insomma, fa capire Politico: solo uno così può davvero provare a sfidare Infantino. Le tre fonti del giornale dicono che è lui il nome. E l’ovvia smentita di un suo rappresentante (“Nasser non ha assolutamente alcuna ambizione, nessuna intenzione, nessun interesse per il ruolo FIFA e continuerà a sostenere discretamente tutte le istituzioni del calcio mondiale ed europeo”) avvalora l’ipotesi.

“Le stelle si sono allineate”, ha detto un funzionario dell’Unione Europea che sta monitorando da vicino il piano della Fifa di vendere quote nelle sue competizioni, sulla prospettiva di al-Khelaifi alla Fifa. “Se poi si fa avanti è un’altra cosa”.

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Infantino è quasi inscalfibile dal punto di vista elettorale, perché lega ogni sua mossa alla sua base di piccole federazioni distribuendo sempre a pioggia parte degli enormi ricavi che la Fifa sta producendo. E’ criticato ovunque, ma lo votano quasi tutti. L’Europa è in un cantuccio, in minoranza. E anche in questo caso ha abbinato la proposta di vendere quote dei Mondiali ai privati a un sostanziale aumento dei finanziamenti per il programma di sviluppo delle associazioni membri della Fifa. “Se la maggioranza delle 211 associazioni approva il piano – scrive Politico – ognuna avrebbe diritto a un massimo di 20 milioni di dollari in sovvenzioni una tantum, oltre all’aumento dei pagamenti nei prossimi anni”.