New York Knicks campioni NBA dopo 53 anni, ancora una rimonta
Leggendario Jalen Brunson: mette la firma sul titolo con 45 punti da leader. San Antonio butta di nuovo un grosso vantaggio nel finale di partita. La città impazzisce

NEW YORK, NEW YORK - JUNE 14: New York Knicks fans climb on buses as they celebrate after they win the NBA Finals in Times Square on June 14, 2026 in New York City. The New York Knicks lead the San Antonio Spurs 3-1 and could win the franchise's first NBA championship since 1973 if they win tonight. Adam Gray/Getty Images/AFP (Photo by Adam Gray / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)
L’attesa è stata lunga, lunghissima, ma per i tifosi Knicks e per tutta New York è arrivato finalmente il momento di festeggiare. I New York Knicks vincono gara 5 a San Antonio contro gli Spurs 94-90, chiudono la serie 4-1 e si laureano campioni NBA 53 anni dopo l’ultima volta.
Jalen Brunson entra di diritto nella storia della franchigia e della NBA, segnando 45 punti nella partita che regala il titolo ad una città che lo aspettava da troppo tempo. È lui infatti l’MVP di queste NBA Finals, il cui premio gli è stato consegnato a fine partita.
Per l’ottavo anno consecutivo c’è quindi un nuovo vincitore e infatti, dal 2019, nessuno si è mai ripetuto. Quest’anno ad abdicare sono stati gli Oklahoma City Thunder, eliminati proprio dai San Antonio Spurs poi sconfitti in finale.

Spurs – Knicks, l’analisi di gara 5
Gli Spurs ricadono di nuovo nello stesso errore fatto nelle partite precedenti: dopo una partita controllata, anche con un vantaggio di 16 punti, subiscono un parziale di 21-7 negli ultimi 8 minuti di partita, perdendo completamente la bussola del match.
I ritmi della gara sono stati dettati da San Antonio per buona parte dell’incontro. La franchigia texana è rimasta saldamente al comando affidandosi alla freschezza dei propri giovani e a una tenuta difensiva che ha inceppato i meccanismi di New York. L’attacco dei Knicks, infatti, si è scontrato con un vero e proprio muro nei pressi del canestro, penalizzato inoltre da un apporto dalla panchina quasi impalpabile, capace di produrre appena 9 punti complessivi.
Nel frangente più critico, tuttavia, è emersa la consueta leadership di Jalen Brunson. Con prodezze assolute e tiri di un peso specifico enorme, il faro di New York si è caricato la squadra sulle spalle, regalando una performance che entrerà di diritto nei libri di storia della franchigia. Per completare l’opera si è rivelato imprescindibile anche l’apporto del resto del gruppo, da Mikal Bridges fino alla straordinaria grinta di Josh Hart, protagonista di una gara di puro agonismo e di canestri cruciali.

Lo snodo definitivo è maturato nella seconda metà dell’ultimo periodo: il letale break sopracitato ha permesso ai Knicks di rimettere la testa avanti per la prima volta dopo il 5-4 di inizio gara, sigillando una rimonta che vale la conquista del titolo.
Il tabellino finale racconta l’impresa di Brunson, autore di 45 punti, ben supportato dai 14 di Bridges e dalla solidissima doppia doppia di Hart (13 punti e 11 rimbalzi). Sul fronte opposto, si rivelano invece vani per gli Spurs gli sforzi di un ammirevole Dylan Harper (25 punti), che a 20 anni ha giocato da leader della squadra. Assente invece Victor Wembanyama che, nonostante i numeri imponenti (19 punti, 14 rimbalzi e ben 5 stoppate), nell’ultimo quarto ha segnato solo un tiro dei cinque tentati. Pessimi invece Stephon Castle, con 6 punti e 1/10 al tiro, e De’Aaron Fox, con 7 punti e 3/15 al tiro, molti dei quali sbagliati nei possessi decisivi.